«Così si distruggerà il consorzio agrario»

Donazzolo, consigliere dell’ente: «Con un direttore friulano rischiamo di essere fagocitati»

BELLUNO. «Così si va a distruggere l’istituto di Treviso e Belluno, che dal 1991 si è consolidato in maniera forte, capitalizzandosi e costruendo la nuova sede a Castagnole, pagata con i sacrifici dei soci e degli allevatori che hanno sempre avuto fiducia nella struttura e nella precedente direzione».

Non usa mezzi termini Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno, per commentare la nomina, avvenuta qualche giorno fa, di Elsa Bigai a nuovo direttore del Consorzio agrario di Treviso e Belluno, al posto di Pietro Carniato.

«Una mossa spinta da motivazioni politico-sindacali, più che economico-strategiche, con cui il presidente Fulvio Brunetta ha svenduto il Consorzio», commentano Donazzolo e Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Treviso, «e non fa che favorire l’annessione con il Friuli».

La Bigai, già direttore di Coldiretti Veneto e Padova ed ex vice direttore provinciale di Treviso, è infatti direttore del Consorzio agrario del Friuli dal primo febbraio 2015.

«Proprio questo ci preoccupa», dice ancora Donazzolo, che è anche consigliere del Consorzio agrario. «Avevamo chiesto di mantenere l’ente di Treviso e Belluno indipendente, perché ha caratteristiche territoriali particolari. C’erano molti giovani preparati e cresciuti in seno al Consorzio e in grado di occupare la poltrona di direttore. Invece si è deciso di nominare una sindacalista, non idonea a una struttura economica che deve fare gli interessi commerciali di soci e clienti. Ed è chiaro che nominando la direttrice del Consorzio del Friuli si va verso un’annessione tra i due enti. Così si va a distruggere l’istituto di Treviso e Belluno».

Un’opinione condivisa da Giustinani: «La nomina di Bigai non è casuale e ha l’evidente intenzione di essere il passepartout verso la fusione con il Friuli», dice. «Un accorpamento che non porterà alcun beneficio al consorzio di Treviso e Belluno, ma che rischia di affossare uno dei pochi consorzi italiani con un bilancio forte e in attivo, grazie alla gestione oculata di una dirigenza che è sempre stata attenta a territorio ed equilibrio dei conti. In Italia, su 52 consorzi agrari solo sette-otto hanno chiuso il bilancio 2014 in positivo, con poco meno di 2 milioni di utile, il 50% del quale è stato portato a casa da quello di Treviso e Belluno. Un andamento ben diverso dal Consorzio del Friuli: alcuni amministratori mi dicono che il bilancio 2015 dell’ente chiuderà con una perdita di 500 mila euro».

Donazzolo sottolinea anche i cambiamenti, a suo parere in peggio, verificatisi da quando si è insediato il cda Brunetta (che è presidente dal 2013). «Noi consiglieri non contiamo più niente e tutto viene deciso a Roma dal Cai, Consorzi agrari d’Italia, con una logica di arrivare ad accorpamenti come quello del Consorzio del Nordest», sbotta il presidente di Confagricoltura Belluno.

«Una politica molto diversa da quella di Carniato, che anni fa aveva detto “no” al tentativo di far confluire i capitali del Consorzio in una società immobiliare nazionale. Operazione di capitalizzazione disastrosa, che ha fatto trovare molti enti con carta straccia in mano. Noi a questi giochi diciamo “no” e chi deciderà diversamente se ne assumerà la responsabilità». In Friuli, d’altro canto, si intravede il rischio di un disegno di accorpamento molto più ampio, che potrebbe far convogliare Treviso, Belluno e il Friuli nel Consorzio del Nordest, che già riunisce Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Mantova e Brescia.

«Nulla da dire sull’operato della Bigai», commenta Pierluigi Pistoni, presidente Confagricoltura Pordenone «ma da parte nostra il timore è che la gestione contemporanea di due enti porti a trascurare l’impegno in Friuli». (m.r.)

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