Edilizia, calma piatta e le imprese sono ancora in calo

Da inizio anno sono 32 le aziende che hanno chiuso i battenti Gli artigiani: «Quest’anno mancano perfino i preventivi»

BELLUNO. Situazione di stallo preoccupante per l’edilizia in provincia di Belluno. Le associazioni di categoria sono a dir poco in ansia di fronte a una calma piatta che arriva dopo anni di crisi. E all’orizzonte non si vedono venti favorevoli.

I dati. I dati di per sè sono critici. Rispetto al 2008 il numero delle imprese artigiane del comparto edile è diminuito del 9%, passando dalle 2.274 del 2009 alle 2.096 del 2015. E l’emorragia non si è fermata: nel primo trimestre di quest’anno hanno chiuso i battenti altre 32 aziende (-1.5% rispetto al 2015). Per quanto riguarda le imprese non artigiane i numeri sono ancor più preoccupanti: dal 2009 al primo trimestre 2016 il calo ha toccato quota 11%. Con queste premesse, anche il numero dei dipendenti del settore edile non poteva non calare. Secondo i dati della Camera di commercio di Belluno, dai 7.102 addetti del settore del 2014, si è passati ai 6.707 del 2015, con un calo che supera il 5%. Diminuite dell’8% anche le unità locali, cioè le sedi sparse per la provincia (erano 3.018 nel 2009 e nei primi tre mesi del 2016 sono scese a 2.756).

Gli artigiani. «La situazione è a dir poco disastrosa», dice senza mezzi termini, Gabriele Grisot, referente dell’Appia della categoria edilizia. «Siamo privi di preventivi, se non di entità molto bassa (intorno ai 20-30 mila euro). E con queste prospettive, temiamo che alcune imprese, specie quelle che hanno un maggior numero di dipendenti, possano subir dei forti ridimensionamenti.

Parla di calma quasi piatta anche Paolo Tramontin, presidente del settore edile di Confartigianato. «La situazione è alquanto preoccupante, se consideriamo che veniamo da una lunga crisi, iniziata nel 2008. Il fatto che a distanza di otto anni siamo ancora in una situazione di stallo, non è certo un segnale positivo, non è indice di una ripresa». In questa situazione «ad essere avvantaggiati», precisa Grisot, «sono le aziende con pochi dipendenti, una o due persone al massimo, perché sono più flessibili, capaci, cioè, di adattarsi alle richieste del mercato, anche dal punto di vista dei prezzi».

Tutti ammettono che ad aver mantenuto a galla il comparto sono stati gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni, gli adeguamenti sismici e gli efficentamenti: «Ma gli incentivi finiranno quest’anno», dice Grisot, che aggiunge: «Forse pochi sanno che da ogni bonifico che riceviamo per questo tipo di lavori, lo Stato si trattiene l’8% come anticipo di tasse. È vero che poi alla fine ci troveremo con un saldo minore a livello fiscale, ma se uno si trova con una scarsa liquidità, questo 8 per cento in meno incide e non poco».

Lavori pubblici. Per poter sperare in una ripresa del settore, è necessario che ripartano i lavori pubblici. Secondo dati di Infoplus, il numero di gare per lavori pubblici in provincia di Belluno è calato: erano 240 nel 2014, nel 2015 sono passati a 209. Un trend in diminuzione che preoccupa. «È dura dovere fare i conti con pochi progetti», conclude Grisot. «Se si guarda in giro di gru se ne vedono poche, anche di camion che trasportano materiale edile non se ne vedono. E se non lavora l’edilizia ne risentono anche tutti gli altri settori».

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