Borsoia e Desedan nuovo bando dopo oltre dieci anni

La Regione cerca ancora ditte per gli interventi sui torrenti Ma della frana del 2000 non si sa più nulla. Mistero sui fondi

ALPAGO. Un nuovo bando regionale per gli interventi di messa in sicurezza dei torrenti Borsoia e Desedan nel bacino dell'Alpago.

Una storia infinita che è iniziata nel novembre del 2000, quando una frana di enormi dimensioni si riversò sul territorio comunale di Tambre, colpendo le località di Borsoi e Lavina. Un milione e mezzo di metri cubi di terra precipitati dalla "Croda Granda" che interruppero la strada statale 422 Alpago - Cansiglio rendendo quasi impossibili i collegamenti tra la parte alta del territorio e il fondo valle. Il materiale precipitando sull'alveo del torrente Borsoia creò un pericoloso invaso che distrusse tutte le opere di difesa idrogeologica col rischio di un'esondazione che avrebbe potuto coinvolgere anche gli abitati di Palughetto (Comune di Chies) e Cornei (allora Comune di Puos). Ora la giunta regionale ha dichiarato nuovamente di pubblico interesse la proposta di project financing (per un importo totale di investimento di 4 milioni e 252 mila euro, termine presentazione offerte il 16 giugno) per gli interventi di messa in sicurezza dei torrenti Borsoia e Desedan nel bacino dell'Alpago e del Medio Piave nel bellunese (che non riguarda la messa in sicurezza della frana). Le due ditte indicate dalla Regione nel 2007 (ATI Merotto spa - Monti spa - Tecnimpresa Fontana tramite la commissione tecnica) non appaiono più dunque come assegnatarie dell'appalto e al loro posto ora se ne cercano delle altre tramite un nuovo bando. Su proposta dell'assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte, è stata quindi autorizzata la prosecuzione delle procedure per l'affidamento della concessione finalizzata alla redazione del progetto definitivo, del progetto esecutivo e alla realizzazione dei lavori, che sono state affidate al dirigente della sezione bacino idrografico Piave Livenza di Belluno, in qualità di responsabile unico del procedimento.

Si tratta più o meno della fotocopia dell'avviso della Regione risalente al 2005 per i lavori di regimazione, da realizzare con il ricorso alla finanza di progetto (ghiaia in cambio dei lavori), da eseguire sul tratto del torrente Borsoia immediatamente a valle dell'abitato di Borsoi nei comuni di Tambre e Chies d'Alpago e sul tratto del torrente Desedan nella parte intermedia del suo corso, in comune di Longarone.

«La Regione», ha spiegato Conte, «ha dichiarato di pubblico interesse la proposta in modo che l'iter per la realizzazione degli interventi possa essere completato».

Ma già nel novembre del 2011 il consigliere regionalòe Sergio Reolon chiedeva in un'interrogazione «per quale motivo, dopo ben 11 anni dall'evento franoso (ora sono diventati 15, ndr), ancora non sono stati avviati i lavori per la definitiva messa in sicurezza della frana del Borsoi e dei torrenti Borsoia e Desedan; perché nel 2005, cinque anni dopo l'evento franoso, l'assessore regionale ai lavori pubblici e alla difesa del suolo ha ritenuto di dar corso a un lungo iter di affidamento di project financing, che verosimilmente ha causato un ulteriore rallentamento dei tempi; se corrisponde al vero che i fondi destinati alla sistemazione della frana del Borsoi stanziati con ordinanza del ministro dell'Interno n. 3092/2000, sono stati dirottati sul project financing per la sola messa in sicurezza dei torrenti Borsoia e Desedan nel bacino dell'Alpago e del medio Piave». Domande alle quali non è stata ancora data risposta, come conferma lo stesso Reolon. Di fatto oggi è stato lanciato il project financing per la sicurezza dei torrenti mentre sulla frana non ci sono interventi all’orizzonte.

Adesso si ricomincia tutto daccapo. Una storia infinita, come quasi tutte quelle che riguardano il dissesto idrogeologico nel Bellunese.

Ezio Franceschini

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