L’Arpav: «Fuorilegge 10 centrali idroelettriche»

I controlli hanno rilevato il mancato rispetto del deflusso minimo vitale Grones: «Prima una diffida, poi potrebbe scattare la revoca della concessione»

BELLUNO. Centraline idroelettriche sorvegliate speciali. La Provincia ha deciso di tenere sotto stretta sorveglianza gli impianti tramite il corpo di Polizia provinciale e l’Arpav. E a ben ragione, visto che l’anno scorso, su 25 strutture idroelettriche esaminate, dieci sono risultate fuori norma. Ai proprietari è stata recapitata una diffida.

Il progetto per l’intensificazione dei controlli è partito l’anno scorso in seno al Comitato di coordinamento provinciale, che è costituito dai responsabili degli Spisal delle Usl provinciali, dal direttore della Direzione provinciale del lavoro, dal responsabile della sede periferica dell'Inail, dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, dai responsabili dell’Arpav e naturalmente da funzionari della Provincia. «Questi controlli si facevano già», precisa l’assessore provinciale Leandro Grones, «ma da quando sono arrivato ho dato indicazione di intensificarli. Vogliamo tenere sotto stretta vigilanza le centraline, sia perché ce ne sono molte nella nostra provincia, sia perché devono rispettare il disciplinare di concessione che prevede, prima di tutto, il rispetto del deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua».

Ed è proprio per non aver tenuto conto di questi principi che le dieci centrali sono state diffidate. Si tratta di un provvedimento previsto dal Regio decreto del 1933 che ancora regola questo ambito. La diffida è il primo ammonimento che viene dato a chi detiene la centralina, sia che si tratti di una società privata, sia che si tratti di un Comune. «Se in futuro il soggetto dovesse essere trovato ancora fuorilegge, scatterebbe la seconda diffida, che potrebbe portare alla revoca della concessione», precisa ancora l’assessore.

«I problemi sono sorti durante i controlli, ma anche grazie alle segnalazioni che ci arrivano quotidianamente da semplici cittadini o da associazioni. Una volta appurato che sono veritiere, allora scattano i provvedimenti. Da quanto ne sappiamo, però, su parte di queste diffide è già stato presentato il ricorso. Vedremo come andrà a finire. Questi reclami, comunque, non ci tratterranno dal continuare i nostri controlli. Nella riunione dei giorni scorsi del Comitato di coordinamento è stato ribadito di intensificare le verifiche e la sorveglianza».

«Ciò che mi rammarica», conclude Grones, «è che non ci siano sanzioni per chi non rispetta la legge. Vedremo se all’interno dell’autonomia della gestione del demanio idrico - che è in capo all’ente provinciale - si potrà intervenire anche in questo senso, cioè prevedendo e introducendo delle sanzioni pecuniarie. Resta il fatto che noi daremo ancora la caccia a chi non rispetta le regole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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