«Fondendo i Comuni si perde l’unità di valle»

Canale, l’ex amministratrice Giulia Fiocco sprona i compaesani al confronto «Impossibile tornare indietro da questa scelta se le cose non funzionassero»

CANALE D’AGORDO. «Si cancellano irreversibilmente due piccoli Comuni, se ne fa nascere uno un po’ meno piccolo e si perde l’unità di una valle». Mentre le amministrazioni comunali di Canale d’Agordo e Falcade proseguono dritte e convinte lungo la strada che porterà, forse a inizio 2017, al referendum per la fusione dei due Comuni, i cittadini contrari a tale scenario iniziano a farsi sentire.

A interpretare alcune delle ragioni di un possibile fronte del no è Giulia Fiocco. Ex amministratore del Comune di Canale, insegnante oggi in pensione, persona attiva nella società e nella cultura, Fiocco ritiene necessario che si apra un dibattito fra i cittadini.

«Forse - si chiede - chi è contrario (o semplicemente perplesso) non potrà che esprimersi in occasione del referendum? Di un referendum che sarà senza quorum e puramente consultivo?».

Il primo aspetto che non piace a Giulia Fiocco e forse nemmeno ad altri è il nome che è stato scelto per l’ipotetico nuovo Comune: Valle del Bióis. Nome che, finora, era stato usato in senso geografico per indicare un’area più vasta comprendente anche il territorio di Vallada. Comune che, invece, si è chiamato fuori dalla fusione.

«È legittimo - chiede la cittadina di Canale - usare il nome di un’intera valle per indicarne una parte? Non possiamo dimenticare infatti che questa idea di fusione è nata da una scelta “separata” che Falcade e Canale hanno fatto a prescindere dal resto della Valle del Bióis. Probabilmente è questo il nome più votato dai cittadini: un piccolo, sincero tentativo di ricostruire un’unità che si sente forse un po’ perduta».

L’altro spunto di riflessione è l’irreversibilità dell’eventuale fusione. Fiocco ricorda che oggi l’obbligo è solo relativo all’unione delle funzioni e dei servizi, non alla fusione. «Falcade e Canale hanno preferito scegliere la fusione che è la forma più radicale e irreversibile di cooperazione tra Comuni - dice - nel nostro caso due piccoli Comuni si fonderebbero per formarne uno solo un po’ meno piccolo. Difficile da capire, anche perché sarebbe impossibile tornare indietro qualora si scoprisse che le cose non vanno: per far nascere un nuovo Comune ci vogliono 10 mila abitanti. Una volta fusi non sarebbe in alcun modo possibile far “rinascere” Falcade e Canale».

A giudizio di Fiocco vale la pena pensare anche all’identità. «I nostri Comuni - dice - esistono e resistono da oltre 200 anni e sono sopravvissuti a sciagure ben peggiori dell’attuale congiuntura economica, passando attraverso “prove” di ogni genere: emigrazione, guerra, carestia, epidemie, alluvioni superate grazie al coraggio della gente e alla vicinanza degli amministratori del momento. Si parla sempre del “campanile” e ci si dimentica del “municipio”, la casa dei cittadini, fondamentale punto di riferimento per una comunità, “luogo in cui si sente la presenza dello Stato, ultimo avamposto in difesa delle istituzioni e dell’identità locale”. Un municipio più lontano non sarebbe la stessa cosa per chi perdesse il proprio a causa della fusione».

Gianni Santomaso

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