Le Dolomiti puntano sulle due ruote: spuntano i bike park

Da Padola a Cortina, per arrivare in vetta al Nevegal Senza strutture, l’Agordino rischia un ruolo marginale

BELLUNO. Le Dolomiti scelgono le due ruote nella consapevolezza che la nuova frontiera turistica estiva punta forte sul variegato mondo del cicloturismo.

L’offerta, in vista della bella stagione, mira a soddisfare l’esigente clientela dei bikers italiani ma anche stranieri, seguendo le direttive imposte dai tempi moderni che vedono la vacanza estiva in montagna sempre meno sedentaria e, al contrario, intensamente proiettata verso il mondo delle attività sportive outdoor.

Bici su tutte: un’escalation da record che ha indotto gli operatori turistici ad adeguarsi velocemente per evitare di rimanere impantanati. Tutte le principali località turistiche lanciano sul mercato la propria offerta, cucita ad hoc per gli amanti delle due ruote.

Un’offerta variegata che spazia da Cortina all'Agordino passando per Nevegal, Cadore e Comelico, nessuno escluso. Proposte accompagnate dalle parole degli operatori turistici del territorio ripetute come un mantra: «La bicicletta è l'arma su cui puntare per la stagione estiva, un movimento talmente vasto e redditizio che è impossibile non tenere in considerazione».

È così che spuntano “bike park” come funghi, ultimo in ordine di tempo quello di Padola in Comelico, frutto del lavoro messo in campo dall’organizzazione Dolomiti Trail capitanata da Michele Festini Purlan.

Un “bike park” con un occhio riservato ai più piccoli invece nelle prossime settimane sorgerà a Cortina, in località Guargné: sarà gestito da Mover e avrà al suo interno un ampio spazio dedicato ai primi colpi di pedali dei bambini, dai 18 mesi ai 5 anni, che prenderà il nome di “strider zone”. Il bike park di Guargné, meteo permettendo, verrà inaugurato nei primi giorni di luglio.

Infine il “bike park” del Nevegal che, invece, punta forte sul fenomeno del down hill, discese spericolate a tutta velocità. «I clienti potranno salire in quota con la seggiovia portando con sé la propria bicicletta», spiega Piero Casagrande direttore di Alpe del Nevegal, «e riscendere lungo i tre tracciati esclusivi che metteremo loro a disposizione, due di medio-bassa difficoltà ed uno invece dedicato ai più esperti del settore. Anche il Nevegal ha recepito il messaggio forte che giunge dal mercato: la bicicletta è la nuova frontiera e noi ci siamo velocemente adeguati».

La mancanza di infrastrutture adeguate, invece, limita e non poco l'offerta dell'Agordino nonostante l'impegno di un'organizzazione nata proprio con l'obiettivo di promuovere il cicloturismo tra Alleghe e Falcade dove è sì possibile salire sugli impianti accompagnati dalle bici, ma in quota non ci sono strutture adeguate alla pratica esclusiva della mountain bike come piste o sentieri artificiali.

«Chiediamo a gran voce l'intervento degli amministratori del territorio», dice Nico Selle di Dolomites Heart, «per evitare che l’Agordino venga relegato a un ruolo marginale e solo di passaggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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