«C’è poco da fidarsi dell’Europa sull’A27»

BELLUNO. «L'Europa ha detto un primo no al prolungamento dell'A27? Bene, ma attenzione che questi cambiano. Potremmo presto ritrovarci con un sì. Quindi dobbiamo essere vigili». La sollecitazione è...

BELLUNO. «L'Europa ha detto un primo no al prolungamento dell'A27? Bene, ma attenzione che questi cambiano. Potremmo presto ritrovarci con un sì. Quindi dobbiamo essere vigili». La sollecitazione è di Fausto De Stefani, uno dei più grandi alpinisti al mondo. Ieri è stato sul Cansiglio, ha commentato la nostra intervista del ministro Galletti in termini positivi, ma mettendo subito le mani avanti: «Bene le aperture, ma occorre vigilare perché gli impegni non restino sulla carta».

De Stefani è stato il secondo italiano dopo Messner e il sesto al mondo ad aver scalato i 14 8 mila, anche se l'impresa non è unanimemente accettata. Negli ultimi anni, De Stefani si è occupato di aiuti al Nepal,

De Stefani, non si fida dell'Europa?

«No. Non sono un europeista convinto, ma in Europa non si è ancora deciso dove vogliamo andare e come vogliamo arrivarci. Abbiamo sotto gli occhi la Val Susa».

Il sì all'autostrada ci farebbe piombare in una situazione analoga?

«Temo di sì. Pensiamoci bene prima di prendere una decisione. La protezione Unesco sulle Dolomiti quale significato ha? L'Unesco ci dice che luoghi così straordinari devono ritornare alla lentezza».

Ma la lentezza non porta ricchezza, si obietta.

«È dimostrato, dall'esperienza in altre situazioni simili, che è il turismo eco-ambientale, naturalistico, a portare ricchezza».

Piuttosto che l'Autostrada, meglio il treno?

«Sicuramente. Ricordate quando solo qualche anno fa si temeva la chiusura della ferrovia perché considerata un ramo secco? Se già allora si avesse deciso di investire, ristrutturando e riqualificando, probabilmente avremmo speso anche meno».

Nel solo Bellunese c'è la richiesta di autorizzazione per un altro centinaio di centraline idroelettriche, 200 nel Veneto.

«Non si può inaridire il Piave. E magari farlo proprio in occasione dei 100 anni della grande tragedia che lo ha insanguinato. No, basta centraline».

È qui in Cansiglio per protestare contro la privatizzazione che comincerebbe dalla vendita del San Marco.

«Consiglierei ai politici di considerare tutte le Dolomiti sottoposte all’Unesco. I bollini servono fino ad un certo punto. Attenzione a vendere, o peggio a svendere quello che non conosciamo. I politici e gli amministratori vadano per sentieri e prima di firmare un decreto, constatino ciò che rischiano di manomettere».

Si offrirebbe ad accompagnare Zaia o altri in quei territori su cui pendono provvedimenti discussi?

«Certo. Non è un buon politico chi non conosce puntualmente il proprio territorio».

Si dice che certe operazioni, sulle terre alte, sono giustificate dalla necessità di alimentarsi, quindi di vivere, di lavorare...

«D'accordo, ma questi patrimoni territoriali devono alimentare anche l'anima». (fdm)

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