I passi dolomiti e le strade di mezza provincia chiudono per Transalp

A Livinallongo  scatta la polemica in vista della gara ciclistica che attraverserà anche l’Agordino. Operatori furiosi: «Non sappiamo nulla». Minacciano querele per interruzione di pubblico servizio

LIVINALLONGO. Infuriati è dir poco. Fino al punto di meditare una denuncia per interruzione di pubblico servizio.

Gli operatori turistici, con esercizi lungo le strade che saranno attraversate dalla corsa ciclistica denominata "14° Tour Transalp", dal 27 giugno al I° luglio, non riescono a trattenere la loro rabbia. Cadono dalle nuvole, quindi non sono stati informati, dell'iniziativa sportiva che interesserà i loro territori, con la chiusura delle strade per qualche decina di minuti, ma che potrebbe salire fino a tre quarti d'ora secondo l'autorizzazione data dalla Prefettura. «Nessuno ci ha detto niente e questa è una doppia vergogna perché siamo reduci da tre anni di concertazione del calendario delle manifestazioni», protesta Walter De Cassan, albergatore di Livinallongo e presidente di Federalberghi provinciale, «Con Provincia, Prefettura e Questura abbiamo concordato me manifestazioni da calendarizzare, le date, gli orari di chiusura. Lor signori ci avevano assicurato, con tanto di firma, che ci avrebbero preventivamente informati. Macchè, anche questa volta se ne fanno un baffo di noi. Probabilmente hanno avvisato qualche associazione di Belluno, ma che ne sanno loro di turismo?».

È difficile arginare la foga di De Cassan, inviperito anche per i tempi troppo lunghi di chiusura della strada di Digonera. Da queste parti la corsa transiterà lunedì 27 giugno, sul passo Pordoi tra le 10,50 e le 12,24, secondo l'orario di marcia. Poi giù ad Arabba, un quarto d'ora dopo quindi su al paspo Campolongo, lungo la statale 244 Il giorno successivo i passaggi saranno per Misurina, Auronzo, il Comelico. Attenzione, si ritorna nell'Agordino il 29 giugno, con passaggi per Selva (tra le 11 e le 13.20 a seconda delle medie di velocità), Caprile (11.15-13.39), Alleghe (11.22-13.52), Cencenighe (11.37-14.23), Agordo (11.53-14.56), Voltago, Frassenè, Gosaldo, a metà giornata. E ancora: il Feltrino il 30 giugno; Fonzaso, Arsiè e dintorni l'ultimo giorno.

Tutto regolare, ha assicurato ieri Loris Tagliapietra, uno degli organizzatori: «limiteremo le chiusura ad un quarto d'ora», ha precisato ad Osvaldo Finazzer, storico operatore turistico del passo Pordoi. Finazzer ha un diavolo per capello. «Proprio quel giorno ho dei pullman di turisti che hanno prenotato il pranzo in ristorante. Se non mi avvertivate voi del giornale», ci dice «non ne sapevamo nulla. Ci sentiamo traditi, perché gli accordi non erano assolutamente questi».

La crisi non ha ancora lasciato il posto alla ripresa nel turismo, e in quello dolomitico in particolare. Anche un'ora di chiusura può fare la differenza, in questa situazione. Finazzer ricorda che precisi accordi erano stati assunti al tavolo di una puntuale trattativa tra gli albergatori, i sindaci, Provincia, prefettura, questura. «Ringraziammo tutti coloro che hanno avuto la cortesia di avvisarci», dice ironico.

Nessuno? «No, proprio nessuno». Finazzer racconta di come sia diventato impraticabile ll turismo in quota. «Da qualche tempo ci sono persino le Ferrari e le Porsche che hanno scelto i tornanti del Pordoi come pista per chissà quale gara e gli altri automobilisti, motociclisti e, immaginarsi, i corridori non si azzardano a salire». Ieri pomeriggio le telefonate - di fuoco - si sono incrociate. Qualche organizzatore, alla cortese richiesta d'informazioni, ha sbattuto la cornetta. Per il sindaco Leandro Grones, la corsa di Transalp è «una opportunità imperdibile», porterà visibilità a tutte le Dolomiti. Grones è anche assessore provinciale. «Da quanto mi è stato spiegato, date ed orari sarebbero stati concordati. Uso il condizionale, perché devo informarmi tra chi. Certo, se i diretti interessati non sono stati resi edotti della manifestazione, almeno con avvisi via mail o con manifesti, questo è un grave errore. E chi ne è responsabile dovrà chiarire».

Francesco Dal Mas

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