«Imprenditori pronti per l’ex S. Marco»

Boato: «Ci sono investitori disposti a ristrutturare». Bottacin e Possamai non sanno nulla. Ambientalisti: «No spezzatini»

VENEZIA. Per ristrutturare l'hotel San Marco ci vogliono, secondo il consigliere regionale della Lega Nord, Giampaolo Possamai, tra i 10 ed i 12 milioni di euro. Né per lui, tantomeno per l'assessore Giampaolo Bottacin, sarà possibile trovare investitori se non passando attraverso la vendita, anziché la concessione.

Ieri l'hanno ribadito in consiglio regionale, riunito in seduta straordinaria su questo tema, alla presenza, fra gli altri, dei rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste che hanno consegnato al presidente dell'assemblea, Roberto Ciambetti, poco meno di 2 mila firme contro la s-demanializzazione.

Ma ecco la novità. Michele Boato, responsabile dell'Ecoistituto, una di queste organizzazioni, ha detto di essere stato contattato da investitori del territorio che operano nel campo ambientale e specificatamente delle energie che, a motivo della 'compensazioni', sarebbero pronti a ristrutturare il San Marco: in concessione, senza acquistarlo. E la somma da impegnare sarebbe appunto di una decina di milioni. In aula consiliare lo ha specificato anche Andrea Zanoni, del Pd. Non solo, questi investitori si sarebbero lamentati con Boato perché, a loro dire, è da due anni che hanno fatto conoscere alla Regione la loro offerta, senza rintracciare risposta.

Giampaolo Bottacin dice di non saperne nulla. «Se ci fossero vie più percorribili della vendita», ha spiegato ieri insieme al vicepresidente Gianluca Forcolin «le avremmo prese in considerazione. Quando si parla di concessione ad esempio, ipotesi che più di qualcuno della minoranza in aula ha oggi proposto, bisogna essere onesti: nel passato è stata tentata in più occasioni ma tutte le volte la gara è andata deserta in quanto l'ipotesi non era appetibile. Purtroppo la realtà è che l'hotel San Marco è chiuso da sedici anni e non è lasciandolo cadere a pezzi che rilanciamo il territorio».

Il consigliere regionale Gianpiero Possamai, presidente della IV Commissione consiliare, abita sul versante trevigiano del Cansiglio, e anche lui ritiene che non ci siano alternative alla vendita. «Il Cansiglio necessita di un intervento globale di alta qualità, costoso che non sfrutti solamente il brandt Cansiglio, ma lo valorizzi, lo potenzi a beneficio anche di tutte le altre attività presenti», spiega Possamai, «Un investimento di tale portata necessita di disponibilità economiche e finanziarie veramente importanti, che richiedono un ammortamento pluriennale decisamente consistente. Secondo alcuni tecnici si parla di almeno 10 o 12 milioni, come è emerso nella stampa. Affinché diventi redditizio, questo investimento ha bisogno di uno scenario temporale ampio e non credo che la concessione pluriennale sia la strada adeguata considerate anche le abitudini e specificità del mercato italiano per questo tipo di operazioni. A fianco dell'ammortamento del capitale investito, l'imprenditore ha bisogno di ulteriori entrate che coprano le spese di gestione e davanti a questo scenario è difficile immaginare un affidamento in concessione pluriennale».

Ieri a Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale, si sono presentate le associazioni Mountain Wilderness, Ecoistituto del Veneto, Radio Gamma 5, Wwf, Cai- Tam, LegAmbiente, Lipu, Anpi, Amica Terra, ColtivarCondividendo, AmicoAlbero. «Dobbiamo evitare lo spezzatino del Cansiglio», ha detto Zanoni (Pd) promotore della seduta straordinaria del consiglio, facendo sintesi delle loro istanze. Perché la vendita potrebbe aprire la porta ai 'foresti' che non avranno le capacità dei locali, come cimbri e malgari fanno attualmente, di gestire la foresta».

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