La valle del benessere punta su turismo e terme

S.Stefano. Nuove prospettive per il Comelico e Sappada con la “Strategia delle aree interne” che sta per decollare. «Ma i Comuni siano protagonisti»

SANTO STEFANO DI CADORE. La valle del benessere, del bene-stare. Altro che area marginale. Nuove prospettive, dunque, per il Comelico e Sappada dalla “Strategia delle Aree interne” che sta per decollare. Venerdì l'Unione Montana definirà gli obiettivi da perseguire e la prospettiva più avvertita è di attrezzare il “verde Comelico” di opportunità per la salute, magari con strutture per la riabilitazione in Val Visdende e con terme in Valgrande, da riaprire. Il prossimo anno, a pochi metri dalle terme chiuse da tempo, decollerà il nuovo impianto di risalita per Col de 'la Tenda. Sarà l'occasione, probabilmente, di ripartire anche col recupero dell'impianto termale. Il Governo ha messo a disposizione i primi 3,5 milioni. L'on. Enrico Borghi, parlamentare del Pd, è il nuovo coordinatore delle Aree interne, freschissimo di nomina.Presidente, dunque, quando la partenza?

«L'area del Comelico, analizzata anche attraverso una fase di campo con missione sul terreno, è stata selezionata in accordo con la Regione come "seconda area". I tempi delle seconde aree prevedono una chiusura per settembre 2017».

In un'area marginale come il Comelico su quali priorità è meglio insistere? Glielo chiediamo come suggerimento alla vigilia dell'ultimo incontro di tutti i soggetti interessati.

«Le priorità saranno decise dal sistema intercomunale permanente che dovrà sceglierle attraverso il lavoro di campo intenso che si farà insieme, secondo un metodo concertativo, partecipato e dal basso. L'area presenta una visione strategica unitaria, una leadership chiara e una solida tenuta istituzionale grazie anche al lavoro ieri della Comunità Montana, oggi dell'Unione Montana Comelico Sappada».

L'intervento è a termine o la strategia prosegue?

«La Strategia Nazionale Aree Interne è inserita nel periodo di programmazione 2014-2020. Poi si valuteranno i risultati, e se saranno positivi governo e parlamento potranno decidere di proseguire. Molto dipenderà dal lavoro dei prossimi anni e dalla sua riuscita. Se riusciremo ad invertire i trend demografici e socio-economici, avremo vinto la scommessa. Per farlo, dobbiamo lavorare insieme».

Regione e Comuni come dovranno farsi coinvolgere?

«Non si riorganizzano i territori senza, o addirittura contro come talvolta capita, i Comuni, e i loro sindaci. Non si identifica una vocazione produttiva di un territorio senza capirne il genius loci, e chi meglio di chi vi si è nato, vi vive ed opera funzioni legislative proprie come le Regioni possono conoscerlo. I campi di lavoro sono definiti dalla Snai in termini generali: tutela attiva del territorio, matura-cultura-turismo, agroalimentare, energia, saper fare e artigianato, welfare e immigrazione. Poi deve essere la comunità locale a decidere campi e modalità. Per questo il ruolo dei Comuni, associati tra loro perché la scala necessaria va oltre il limite del campanile è essenziale e decisivo come quello della Regione. Ciò che conta, però, è capire che questa politica non mira nè a spendere qualche soldo, né a conservare l'esistente: essa mira a smontare e rimontare il meccanismo delle politiche pubbliche per le terre alte che, complici politiche ordinarie e consuetudini burocratiche, non hanno prodotto sin qui i risultati attesi. Per cui abbiamo bisogno non di Regioni e Comuni che si lascino coinvolgere, ma che sappiano essere protagonisti e guida di cambiamento e innovazione».

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