Camera di commercio di Belluno, presidio anti chiusura

Slitta di un paio di settimane la discussione del decreto legge, i lavoratori hanno manifestato davanti alla sede. Avviata la raccolta firme a difesa dell’ente

BELLUNO. Un primo risultato è stato raggiunto: la discussione del decreto legge che porterebbe al taglio del personale e alla chiusura delle sedi periferiche delle Camere di commercio è stata rinviata. Il provvedimento avrebbe dovuto essere discusso oggi, ma non sarà portato in aula prima di una settimana. Forse due. I sindacati lo hanno saputo mercoledì sera, mentre preparavano la mobilitazione che si è svolta regolarmente, ieri mattina, davanti alla sede della Camera di commercio in piazza santo Stefano.

Bandiere delle sigle sindacali, cartelli con numeri che evidenziano il ruolo dell’ente camerale, slogan, e soprattutto loro, i dipendenti. Preoccupati per quello che vedono come l’ennesimo attacco al loro lavoro. «Da tre anni le Camere di commercio stanno subendo un attacco da parte del governo», ha spiegato Gianluigi Dalla Giacoma, della Cgil Funzione pubblica. «Ma il rinvio della discussione ci permette di continuare la mobilitazione, sperando che il decreto venga cassato», ha aggiunto Fabio Zuglian, della Cisl Fp. «Si tratta di un provvedimento incomprensibile, che non porterà alcun risparmio, perché le Camere di commercio non gravano sui bilanci pubblici: si sostengono con il diritto camerale, quello che pagano le imprese annualmente per usufruire dei servizi offerti dall’ente. Probabilmente si vuole affidare questi servizi al privato, con tutto quello che ciò comporterebbe per le 15 mila imprese bellunesi seguite dalla Camera di commercio».

«Fa rabbia che si vada a colpire una struttura che si è riorganizzata, attraverso la fusione, con i soliti tagli lineari che non guardano alle reali esigenze del territorio», ha aggiunto il segretario generale della Cisl di Belluno e Treviso Rudy Roffarè. Tagli fatti da una politica «miope, che non si è confrontata con le parti sociali prima di pensare a un simile provvedimento», è intervenuto Gino Comacchio, della Uil Flp. «Questo è un attacco frontale nei confronti dei lavoratori e del mondo delle imprese».

Il rischio è che vengano tagliati un quarto dei posti di lavoro. A Belluno si tratterebbe di dieci dipendenti. Ma nel capoluogo dolomitico il pericolo più grande è rappresentato dalla chiusura della sede, prevista dalla bozza di decreto.

Ieri i lavoratori hanno avviato una raccolta firme, che sarà trasmessa, insieme ad un documento che sarà elaborato, a tutte le imprese e ai rappresentanti istituzionali del territorio.

«Questo paese ha bisogno di riforme, ma non fatte a spot», ha concluso Roffarè. «Non possiamo rischiare un simile depotenziamento del nostro territorio», ha chiosato Mauro De Carli, segretario generale della Cgil, invitando anche le imprese alla mobilitazione.

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