Unione montana, le ragioni degli assenti

Poco coinvolgimento, ruolo snaturato, impegni di lavoro: venerdì seduta saltata, oggi seduta bis

AGORDO. Concomitanza con impegni lavorativi, mancato coinvolgimento politico, frustrazione per il ruolo degradato dei consiglieri. Stasera alle 20 in sala don Tamis ad Agordo si riunisce nuovamente il consiglio dell’Unione montana agordina dopo che la seduta di venerdì è saltata per l’assenza del numero legale. Un episodio che ha fatto il paio con quello di febbraio e con altre situazioni in cui i numeri erano al limite. Se è vero che nell’ultimo caso per qualcuno dei consiglieri assenti si trattava della prima mancanza, per altri invece lo scranno vuoto è ormai consuetudine. Perché? «Devo far conciliare i miei impegni di lavoro», dice Fulvio Valt (Falcade), «Quello di consigliere dell’Unione montana è un ruolo di volontariato. Prima viene la mia professione e venerdì, dopo aver partecipato al consiglio provinciale a mezzogiorno, avevo un impegno. So che non è facile trovare una data che vada bene a tutti. Fossimo meno, sarebbe più agevole».

Discorso simile per Carlo Bernardi (Rocca Pietore). «Venerdì non potevo fare diversamente», dice, «Lavoro nell’ambito turistico. Ho parlato con il mio sindaco e stiamo ragionando. Valuterò cosa fare. È il Governo ad aver svuotato di significato le Unioni montane». Anche Maurizio De Cassan (Rocca Pietore) è un albergatore che dice di faticare a conciliare, specie in stagione, i due impegni. Aggiunge però anche dell’altro. «Come facevano gli altri presidenti», dice, «anche Luchetta dovrebbe verificare le presenze con un giro di telefonate. Ormai tutte le decisioni sono prese dalla Conferenza dei sindaci, il ruolo del consiglio diventa nullo. Si va lì solo per ratificare scelte già fatte. Con la Comunità montana era diverso: c’era una maggioranza che cercava di avere i numeri. Oggi non c’è più battaglia politica». Pure Nino Deon (Rivamonte) ricorda il passato quando la politica, anche locale, aveva le sue regole. «Venerdì non potevo», spiega, «ma non possono certo pretendere che sia io ad assicurare il numero legale. Non ho votato Luchetta, non faccio parte della maggioranza, nessuno mi ha mai chiesto il voto o se ero d’accordo sulle ipotesi programmatiche. È il presidente che deve assicurarsi di avere i numeri». Deon lamenta l’assenza di coinvolgimento: «Se mi coinvolgono, voglio fare la mia parte. Ma se non mi coinvolgono no. All’inizio ho provato a fare proposte, ma non ho mai ricevuto risposta. Certo andare lì a far numero non è piacevole». Anche Luca Giardina Papa (Cencenighe) in consiglio si è visto poco, ma ha le sue ragioni: «Faccio il farmacista, una volta al mese sono di turno per una settimana. Succede che tutte le volte che c’è consiglio dell’Unione io sono di turno e non posso allontanarmi. Forse all’epoca è stato sbagliato nominare me come rappresentante».

Gianni Santomaso

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