Lo studio: 23 mila depressi Ma l’Usl boccia i numeri

Presentati ieri i dati ad un convegno: «Emergenza depressione nel Bellunese» L’azienda sanitaria smentisce: nessun aumento, fondamentali i medici di base

BELLUNO. Sempre più anziani vittime di depressione, che spesso convive con altre patologie. Lo spiega il dottor Sandro De Col, direttore del Distretto dell’Usl 1 di Belluno: «Alcune forme nell’anziano che prima venivano sottovalutate o non capite, ora vengono correttamente classificate come depressione», chiarisce. La depressione nel Bellunese interesserebbe circa 23 mila persone almeno una volta nella vita. Questo secondo i numeri diffusi ieri nel corso di un convegno dalla Casa di cura “Park Villa Napoleon” di Preganziol, nel Trevigiano, su elaborazione di dati del Ministero della Salute, dello Studio ESEMeD (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders), dell’Aifa e del Rapporto Osmed 2014. I relatori hanno parlato di «emergenza depressione». Ma il condizionale sui numeri è d’obbligo, come spiega il dottor Sandro De Col, direttore del Distretto dell’Usl 1. In Italia, infatti, secondo lo studio presentato ieri, soffre di depressione l’11,2% della popolazione. La percentuale è stata traslata sulla realtà bellunese solo su base artimetica: di qui il dato dei 23 mila depressi su quasi 208 mila residenti in provincia. Con lo stesso principio, secondo i dati elaborati dalla casa di cura trevigiana accreditata, 311 bambini fra i 3 e gli 11 anni e 438 ragazzini fra i 12 e i 17 anni avrebbero avuto almeno un episodio di depressione. Dall’Usl bellunese invocano prudenza sui numeri, sottolineando come i dati forniti non abbiano, a livello locale, alcun fondamento scientifico.

«Non c’è alcuna emergenza depressione nell’Usl, tanto che non abbiamo registrato negli ultimi dieci anni aumenti nel numero di persone che si rivolgono ai nostri centri di salute mentale», spiega il dottor De Col, «È invece cambiata la modalità di accesso dei cittadini ai Centri di salute mentale: un tempo: un tempo si rivolgevano spontaneamente ai centri di salute mentale, ora sempre di più sono inviati dal medico di base». Ciò significa da un lato che è aumentata la competenza dei medici di medicina generale in grado di individuare i sintomi della depressione anche in stato iniziale, dall’altro che le persone hanno meno paura di confrontarsi anche su queste questioni con il medico di base, che quindi assume un ruolo fondamentale. Quanto all’allarme lanciato nel corso del convegno sulla non correttezza dell’assunzione dei farmaci per la depressione, che coinvolgerebbe due terzi dei pazienti, l’Asl chiarisce che «La capacità dei pazienti di attenersi alle prescrizioni terapeutiche è migliorabile, come per tutte le altre patologie».

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