Il sindaco: «È una tradizione e noi vogliamo tutelarla»

PONTE NELLE ALPI. «I fuochi sono una tradizione alla sagra di Polpet. Penso che mezz’ora all’anno per tutelare una tradizione possiamo tollerarla». Inizia ricordando la storia della festa, la...

PONTE NELLE ALPI. «I fuochi sono una tradizione alla sagra di Polpet. Penso che mezz’ora all’anno per tutelare una tradizione possiamo tollerarla». Inizia ricordando la storia della festa, la risposta del sindaco Paolo Vendramini a Mary Scarzanella. Una storia «plurisecolare». E anche i fuochi dedicati alla Madonna di Vedoja «fanno parte di un’antica tradizione».

«Abbiamo un regolamento di polizia urbana che tutela anche gli animali, ma qui siamo di fronte ad una tradizione che affonda le sue radici nel 1400», ribadisce il sindaco. «E stiamo parlando di una festa che attira 50 mila persone. Migliaia arrivano solo per i fuochi. Sono 30 minuti di spettacolo e chi abita a Ponte nelle Alpi e Polpet sa che in questa occasione bisogna avere le tutele e le attenzioni dovute agli animali. Io stesso ho un cane e so come bisogna comportarsi. Ma i fuochi nascono con la sagra, e penso che 25-30 minuti all’anno per rispettare una tradizione possiamo tollerarlo».

Sull’utilizzo di fuochi silenziosi, poi, Vendramini spiega: «Sono due cose completamente diverse, parliamo di un’altra tipologia di manifestazione artistica. I fuochi rappresentano l’arte, la storia di questa sagra. Noi vogliamo tutelare la tradizione e non abbiamo mai sentito di problemi che riguardino gli animali selvatici a causa dei fuochi d’artificio».

Infine, «le trecentoventi firme non sono tutte di pontalpini, la raccolta è stata fatta in tutta la provincia», conclude il primo cittadino. «E gli organizzatori hanno sempre rispettato le norme per fare lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Ad oggi non ci sono leggi che vietino o limitino i fuochi d’artificio. Non è quindi pensabile il diniego ai fuochi della sagra di Polpet». (a.f.)

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