Sul Pelmo rifugi e sentieri sono aperti

Vodo. Rimane chiuso solo il n. 480. I gestori: «Siamo pronti ad accogliere gli escursionisti che vengono in montagna»

VODO. Resta chiuso il sentiero che dalla Val d’Arcia porta al rifugio Venezia, a Vodo di Cadore, alle pendici del monte Pelmo. Sono invece aperti tutti gli altri sentieri della zona e i rifugi.

Giovedì sera la strada che da Borca sale per Tiera è stata interessata da uno smottamento e il sentiero Cai 480 - che attraversa la Val d’Arcia e congiunge il Venezia al rifugio Città di Fiume - in cinque punti è stato danneggiato dall’acqua. Non ci sono stati distacchi di roccia dal Pelmo, ma il temporale di pioggia e grandine che si è abbattuto sull’area giovedì notte ha smosso il ghiaione della montagna e numerose colate sono scese. Hanno invaso un tratto della strada forestale che sale da Tiera verso il rifugio Venezia e in diversi punti il sentiero numero 480 che porta alla Val d’Arcia.

Venerdì mattina il sindaco Domenico Belfi ha emesso un’ordinanza di chiusura del sentiero 480. I rifugi della zona sono comunque aperti e raggiungibili. Al rifugio Venezia, come spiegano dal Cai San Vito sul loro sito, si arriva sia partendo da Serdes a San Vito, sia da Caiuta che da Zoppè di Cadore, passo Staulanza e Pala Favera.

Il Cai San Vito raccomanda comuque attenzione anche sul sentiero 470, la strada forestale che arriva al Venezia. Al rifugio Staulanza e al Città di Fiume si arriva perfettamente, sono infatti distanti dall’area dello smottamento.

Per chi invece desidera fare il giro del Pelmo sono percorribili i sentieri 468 e 470, dal rifugio Città di Fiume, attraverso Forcella Forada e Tiera. La strada per Tiera non è attraversabile in auto, ma a piedi con un po’ di attenzione è percorribile.

«Sulle Dolomiti ci sono crolli tutti i giorni», spiega Marco Sala, esperto alpinista e titolare del rifugio Staulanza, che parla anche a nome dei gestori degli altri rifugi della zona del Pelmo. «Anche in Alto Adige ci sono continui distacchi ma non se ne parla con enfasi».

La notizia apparsa ieri della serrata del sentiero ha infastidito di non poco i gestori della zona. Il problema era che, nei titoli, si dava più enfasi alla chiusura di un unico sentiero che al fatto che i rifugi fossero aperti e raggiungibili da altre vie. «Un danno per chi lavora in quota per pochi mesi all’anno». «Noi viviamo grazie alle montagne», sottolinea Sala, «la gente viene qui per le montagne che sono visitabili attraverso i sentieri. Il nostro bene primario è la montagna. La sicurezza deve ovviamente venire al primo posto, ma alcuni sensazionalismi vanno evitati per non danneggiare chi lavora. Dobbiamo imparare a fare squadra come fanno altrove. Siamo ancora in piena stagione turistica, e siamo tutti perfettamente raggiungibili. Quello che è chiuso è un tratto del sentiero tra i due rifugi Città di Fiume e Venezia. Anche l’ultima volta che c’è stato un crollo sul Pelmo era solo di pochi metri cubi di roccia, pur con tanta polvere. E senza problemi per i sentieri».

«Le stagioni sono sempre più brevi e non possiamo rischiare di perdere turisti», conclude Sala. «Dobbiamo darci da fare tutti assieme per accogliere bene chi arriva, dare le informazioni giuste, evitare sensazionalismi e di creare panico. Noi siamo tutti aperti e raggiungibili: pronti ad accogliere gli escursionisti che vogliono frequentare le nostre meravigliose montagne».

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