Cgil contro il “bavaglio” dell’Usl 1 ai lavoratori

Il sindacalista Della Giacoma: «Dopo la nostra denuncia di carenza di personale il dg ha inviato una lettera a tutti dicendo di non parlare dei piani con nessuno»

BELLUNO. «Vi invito ad astenervi da dichiarazioni e informazioni non concordate relative ad attività dell’azienda e di invitare i vostri collaboratori a fare altrettanto».

La consegna del silenzio arriva direttamente dal direttore generale dell’Usl 1, Adriano Rasi Caldagno ed è diretta ai direttori degli ospedali, dei distretti socio sanitari, del Dipartimento di prevenzione, delle unità operative complesse e semplici dipartimentali, da estendere a tutti gli altri dipendenti. La lettera, che reca come oggetto “Direttiva per l’attività di comunicazione esterna. Integrazione” fa seguito ad un’altra direttiva del 4 marzo scorso, a tre mesi dall’insediamento della nuova direzione ed arriva qualche giorno dopo «l’allarme che come sindacato avevamo lanciato per la carenza di personale nel reparto di medicina ad Agordo», dice Gianluigi Della Giacoma, della segreteria della Fp Cgil provinciale. Che non intende farsi mettere “bavagli” di alcuna sorta: «In questa lettera, in cui si raccomanda ai dipendenti di non diffondere non solo attraverso i mezzi di informazione ma anche nell’ambito di colloqui e conversazioni private, notizie e informazioni relative a progetti, obiettivi e intenti aziendali, non ancora definitivi o non concordati o approvati dalla direzione e che richiama, a sostegno di questo silenzio, il codice di comportamento adottato dall’azienda, praticamente viene detto agli operatori di non parlare con nessuno, di tenere tutto nel segreto». Ma Della Giacoma non ci sta: «Questo non possiamo accettarlo, prima di tutto perché l’Usl è un’azienda pubblica, che gestisce soldi pubblici e quindi serve la massima trasparenza. Ed inoltre i delegati sindacali hanno tutti i diritti di esprimere i loro dubbi in merito alla gestione del servizio da parte dell’azienda stessa. Quindi, continueremo a denunciare quello che per noi non va bene e che rischia di mettere in crisi il servizio sanitario erogato. Da tempo chiediamo alla direzione strategica di aprire un tavolo per capire il futuro della sanità anche in vista della prossima fusione delle due Usl, per comprendere che fine faranno i lavoratori che hanno tra Feltre e Belluno contratti diversi. Ma ci è stato risposto che prima bisogna attendere le delibere della Regione. Ma se queste arrivano a fine anno, come possiamo gestire la partita in così poco tempo? Non possiamo far finta di niente e non possiamo nemmeno non tenere informati i lavoratori».

Ed infine il sindacalista avanza anche altri timori: «Non vorremmo che questo piano di ristrutturazione e contrazione dell’offerta sanitaria nell’Usl 1 fosse invece un modo, in prospettiva, per potenziare l’Usl 2 di Feltre. Questo non potremmo ammetterlo e mi auguro che anche i sindaci si rendano conto della situazione molto critica che sta vivendo la sanità nella nostra provincia e come sia sempre più difficile interfacciarsi con la dirigenza sanitaria per avere risposte su problemi relativi a migliaia di lavoratori».

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