Depuratore ex San Marco Cipa lavora a una variante

Lentiai. Il consorzio starebbe valutando di eliminare il trattamento chimico e di smaltire nell’impianto solo i rifiuti biologici di Lattebusche e i reflui civili

LENTIAI. Il Cipa sta lavorando ad una variante progettuale per il depuratore all’ex San Marco. «Stanno valutando di eliminare il trattamento chimico e di trattare solo rifiuti biologici nell’impianto», fa sapere il presidente del consiglio di bacino dell’acqua Maria Teresa De Bortoli. Che usa tutta la prudenza del caso, sia perché saranno i sindaci a doversi esprimere sul progetto (la Regione ha affidato a loro questo compito, trattandosi di un progetto che ricadrebbe sul territorio e che dovrebbe smaltire anche i reflui civili di Lentiai e Busche), sia perché vuole prima vedere la nuova proposta del Consorzio industriali protezione ambiente. «Sto aspettando mi presentino questo nuovo progetto», continua la presidente dell’ex Ato dell’acqua.

L’ente si riunirà in ottobre per affrontare il tema del depuratore che il Cipa intende riattivare all’ex san Marco. Ma in quell’assemblea non ci sarà alcuna votazione: «Valuteremo la nuova proposta», assicura la De Bortoli, «dal punto di vista dell’impatto ambientale ma anche economico». Sul tema è al lavoro anche Bim Gsp. Il progetto presentato dal Cipa, infatti, prevede che all’ex San Marco vengano trattati anche i reflui civili di Lentiai e della frazione di Busche. Un’operazione di cui si occupa il gestore del servizio idrico integrato, in provincia. Bim Gsp sta lavorando ad una relazione che analizzi la sostenibilità tecnica ed economica dell’impianto.

Il quale, dunque, non dovrebbe più occuparsi del trattamento di sostanze chimiche, elemento che aveva fortemente preoccupato cittadini, amministrazione di Lentiai e le associazioni che da anni lottano per impedire che sul loro territorio venga attivata quella che hanno ribattezzato “la piattaforma dei veleni”.

Durante il presidio fatto a Villa Patt, a Sedico, lunedì, il Comitato No al depuratore di Lentiai aveva dichiarato di non avere nulla in contrario nei confronti di un impianto solo biologico. Che tratti gli scarti della lavorazione di Lattebusche, in pratica, e i reflui civili. È la parte chimica che mette in apprensione la popolazione, anche perché la ex San Marco si trova in un’area popolosa, vicino ad una scuola elementare in espansione come numero di alunni. Si teme, inoltre, anche l’arrivo di rifiuti da fuori provincia, perché la capacità di trattamento sarebbe sovradimensionata rispetto alle esigenze della provincia di Belluno.

I sindaci sarebbero intenzionati a non approvare un progetto che prevede anche il trattamento di rifiuti chimici. In ogni caso si attende la proposta del Cipa.

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