"Sanità, il Veneto sia più attento alla montagna"

Appello e critiche dei sindaci alla Regione per la grave situazione che interessa i servizi sociali e sanitari nell’Usl 1

BELLUNO. «Il territorio di montagna merita una maggiore considerazione e più attenzione da parte della Regione». Sono ormai quasi alla rassegnazione i sindaci, costretti ad affrontare ogni giorno una situazione sempre più emergenziale sia in campo sanitario che sociale. Da un lato il rapporto presentato la settimana scorsa nell’ambito della Conferenza dei sindaci dell’Usl 1 che ha evidenziato le criticità sempre più evidenti e pesanti che interessano tutti gli ambiti territoriali, dall’altro l’emergenza ospedaliera dovuta alla carenza di medici.

Un quadro a dir poco “devastante” a cui i primi cittadini vogliono ribellarsi. «Dobbiamo riportare la Regione ad avere attenzione sulla precaria situazione sanitaria e sulla nostra crescente marginalità sociale. Comprendiamo», precisa il primo cittadino di Belluno quale capo della Conferenza dell’Usl 1, Jacopo Massaro, «le difficoltà di Venezia a livello finanziario, ma ricordo che alcuni dei problemi finanziari in cui si trova derivano da scelte politiche non lungimiranti, riconducibili alla stessa maggioranza che governa palazzo Balbi da 20 anni», dichiara il sindaco che punta il dito ancora contro la Regione: «Se mancano i medici, è un problema di numeri chiusi delle università e delle scuole di specializzazione. Da tempo chiediamo che questi paletti siano tolti, ma non lo possono fare i Comuni: è la conferenza Stato-Regioni il luogo in cui queste ultime possono perorare la causa in maniera forte. Ma ancora nessuno lo ha fatto».

Massaro se la prende ancora con Venezia in merito alla carenza di camici bianchi: «La montagna soffre della marginalità geografica e quindi è un’area poco appetibile. Perché non vengono stanziate maggiori risorse per invogliare i professionisti a venire a lavorare qui? Serve aumentare gli stipendi? O abbassare gli affitti? Questo non lo so, ma i Comuni sono pronti a dare una mano se necessario, malgrado anche noi dobbiamo fare i conti con le risorse al minimo».

Quello che chiede il presidente della Conferenza dei sindaci è «un’interlocuzione vera con la Regione, un confronto voluto e sentito, altrimenti non ha alcun senso. Siamo ormai stanchi di lanciare appelli, ma non molleremo e continueremo a perorare la nostra causa, denunciando in modo chiaro i problemi e le responsabilità».

Preoccupato anche il sindaco di Santo Stefano, Alessandra Buzzo che parla di «qualità dell’offerta ormai compromessa, specie in ambito territoriale. È necessario», prosegue la prima cittadina, «che venga riconosciuta la peculiarità della montagna, cosa ancora non avvenuta. Certo, anche la Regione è senza risorse, ma si potrebbe far leva sui fondi per le aree interne che nella nostra provincia sono rappresentate da Comelico-Sappada e dall’Agordino. Si tratta di sette milioni di euro complessivi e su questo noi abbiamo già presentato dei progetti per il loro utilizzo e tra questi rientra anche la questione sanità e sociale. Abbiamo chiesto di incentivare la medicina integrata h 24, e di far ritornare gli specialisti sul territorio: dal pediatra al fisiatra fino all’ostetrica del territorio. E per novembre dovremo entrare nella fase operativa dei progetti». «Il problema è che siamo in montagna», conclude il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin, «e non siamo attrattivi, per cui servirebbero degli incentivi almeno per i medici affinché vengano qua. Altrimenti qui la situazione è esplosiva».

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