Depuratore di Lentiai, i sindaci dicono no al Cipa

La delibera votata ieri cassa definitivamente il progetto. Esultano i comitati Trichiana unica voce fuori dal coro. Vello: «È stato salvaguardato il territorio»

BELLUNO. L’applauso, liberatorio, è esploso nel momento in cui i sindaci del consiglio di bacino hanno alzato la mano. Il progetto del depuratore di Lentiai è stato bocciato. Per sempre. I sindaci della provincia, ad eccezione di quelli di Trichiana e Alpago, hanno detto che non vogliono un impianto di trattamento dei rifiuti fatto in questo modo. A nulla è servita l’ultima mossa del Cipa (il promotore del progetto per l’ex San Marco), che nelle ultime settimane ha abbandonato l’intenzione di trattare rifiuti chimici nell’impianto e che mercoledì ha inviato una lettera ai sindaci spiegando la novità e ricordando che Lattebusche avrebbe bisogno del depuratore.

Quella di ieri è una vittoria per i cittadini di Lentiai, che da cinque anni contestano il progetto, per i comitati che li hanno appoggiati, per l’amministrazione comunale. L’esito del voto era ipotizzabile, viste le prese di posizione dei mesi scorsi, ma non è mancato chi ha sostenuto il progetto del Cipa. «Abbiamo aziende che trasportano i loro rifiuti fuori provincia, ma ci tappiamo il naso, potremmo avere sul nostro territorio un depuratore che tratterà solo il biologico e liquidiamo la questione in pochi minuti?», ha detto il sindaco di Trichiana, Fiorenza Da Canal, sola in mezzo a una platea compatta nelle sue intenzioni di bocciare il progetto.

Anche perché c’era appena stato l’intervento dell’amministratore unico di Bim Gsp, Giuseppe Vignato, che aveva ricordato il costo dell’investimento che avrebbe dovuto sostenere la società nel caso in cui il progetto fosse stato approvato. Ottocentomila euro: 400 mila per ammodernare il depuratore alle Villaghe, che deve restare attivo nel caso in cui quello del Cipa interrompa per qualunque ragione il trattamento dei reflui di Lentiai e Busche; 200 mila euro per realizzare le condotte di collegamento fra il depuratore alle Villaghe e quello all’ex San Marco; 200 mila euro per la vasca Imhoff di Busche. A ciò vanno aggiunti 80 mila euro all’anno di bollette, che Gsp non incasserebbe più, qualora i reflui dei cittadini di Lentiai e Busche venissero trattati all’impianto del Cipa. «L’impatto di questo progetto sarebbe negativo per la società», ha concluso Vignato.

«Se il progetto aveva una certa valenza, magari, cinque anni fa, oggi non l’ha più», ha spiegato la presidente del consiglio di bacino Maria Teresa De Bortoli. E Lattebusche? «L’azienda, che ho incontrato stamattina (ieri, ndr), ritiene che il suo nome venga usato impropriamente dal Cipa», ha attaccato Vello. «La lettera inviata ai sindaci è strumentale. Non ci dimentichiamo le esigenze del territorio, smaltire i rifiuti è una necessità e abbiamo già proposte da mettere sul lavoro». All’appello alla solidarietà politica è scattato l’applauso.

Vello ha incassato l’appoggio dei sindaci, fra i quali Paolo Perenzin, che ha fatto emendare la delibera inserendo una frase importante: il consiglio di bacino “esprime parere negativo alla realizzazione dell’intervento”.

Il testo è stato votato quasi all’unanimità (oltre a Trichiana, contraria al documento, si è astenuto Alpago). E nel momento stesso in cui i sindaci si sono espressi, è cominciata la festa, davanti alla sede della Provincia. I comitati si erano organizzati in presidio e alla fine hanno brindato al risultato ottenuto. «Ringrazio tutti i cittadini, i comitati, i colleghi sindaci», ha detto a caldo Vello. «Questo risultato è frutto di un lungo lavoro. Oggi abbiamo votato per salvaguardare il nostro territorio».

«Ringraziamo i sindaci, la loro coscienza civica, tutte le persone che ci hanno sostenuti in questi anni», ha aggiunto il presidente del Comitato no depuratore Leonardo Daddabbo. «Il territorio e la salute si difendono sempre».

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