Alpago: sul Pizzoc per studiare le migrazioni degli uccelli

Conclusa la campagna autunnale del “Progetto Alpi”, attivo in 10 stazioni alpine. Il responsabile Favaretto: «Catturati, inanellati e liberati volatili di 54 specie»

TAMBRE. Si è conclusa la campagna autunnale di inanellamento sul monte Pizzoc in Cansiglio, con la cattura e la registrazione di ben 54 specie diverse. Un vero e proprio record per questa stazione, inclusa tra le dieci dislocate su tutto l'arco alpino che si occupano di monitorare e di raccogliere i dati relativi alla migrazione degli uccelli.

«Nonostante il buon numero di specie transitate, il passo autunnale in numeri non è stato molto buono, direi che si è trattata di una stagione interlocutoria», spiega Andrea Favaretto, responsabile della stazione di inanellamento scientifico del monte Pizzoc, inserita nel Progetto Alpi e attiva da quattro anni.

Cos'è il Progetto Alpi?

«È un programma di ricerca pluriennale coordinato dall' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in collaborazione con il Museo delle scienze di Trento. L'obiettivo è la descrizione della migrazione postriproduttiva attraverso le Alpi italiane. Prossimamente sarà pubblicato su internet un sito totalmente dedicato a questo progetto».

Cosa si intende per inanellamento scientifico?

«È una tecnica di ricerca basata sul marcaggio individuale degli uccelli. Qualsiasi osservazione di un uccello inanellato, sia attraverso la sua ricattura e il successivo rilascio, sia in occasione della segnalazione finale una volta deceduto, ci dice molto della sua storia di vita. L'inanellamento è uno dei metodi ».

Quali sono le tecniche di cattura?

«Sul Pizzoc si usano le reti a foschia, dette mist-net. Qualsiasi sia la tecnica di cattura, comunque, gli inanellatori sono attentamente istruiti, in modo da assicurare il benessere degli uccelli. Dopo essere stati rimossi dalla rete, questi sono tenuti in morbidi sacchetti in cotone dove rimangono tranquilli prima di essere identificati, inanellati, esaminati e immediatamente liberati. Il tutto durante giorno e notte, a reti aperte, ed entro un'ora dalla loro cattura. Grazie al contributo di centinaia di inanellatori volontari e decine di migliaia di cittadini, già a partire dal 1929, le attività di ricerca svolte in Italia hanno portato alla creazione di vaste banche dati, tuttora a disposizione della ricerca italiana».

Perché il monte Pizzoc?

«È orientato nella direttrice Nord-Sud percorsa dalla migrazione autunnale dalla Scandinavia all'Africa. Funge da ambiente ideale per questi uccelli e si presta quindi a questo tipo di osservazione. La sua connotazione orografica lo rende utile agli uccelli nella migrazione autunnale, ma non in quella primaverile di ritorno. Trattandosi di un valico da superare, in primavera passano altrove».

Quali sono le specie catturate e registrate?

«Si tratta di migratori corti, che rimangono in area mediterranea, contrapposti a quelli che vanno oltre il Sahara, cioè in Africa equatoriale e che partono prima. Di questi ultimi in Pizzoc ne catturiamo solo poche specie, come la Balia nera, il Codirosso o il Luì grosso. Perlopiù le nostre reti intercettano il Tordo, Tordo bottaccio, Tordo sassello, Regolo, Merlo, Pispola, Spioncello, Cinciallegra, il Codirosso spazzacamino, che è un uccellino nero mascotte della nostra stazione».

Ci sono anche rapaci tra gli uccelli catturati?

«Certo, tra quelli notturni troviamo il Gufo comune, Gufo di palude, la Civetta capogrosso e la Civetta nana. Tra i diurni, invece, il Gheppio e lo Sparviere. Tra le specie comuni che sono mancate di più quest'anno ci sono la Peppola, il Fringuello e il Frosone. Si stima che le perdite durante la migrazione per i passeriformi arrivino circa al 40%. La causa di morte principale sono le finestre degli edifici».

Com'è formato il vostro gruppo?

«Siamo una ventina e con noi collaborano una quarantina di volontari, quasi tutti universitari, ma anche molti appassionati con un minimo di conoscenze e competenza. Reclutiamo sempre volontari, basta scriverci e le candidature saranno tutte prese in considerazione».

Chi collabora con voi e chi finanzia l'attività?

«Quest'anno anche il Cfs, che ci ha ospitato nella sua caserma in Pian Cansiglio durante tutta la campagna alla quale invitiamo a partecipare anche le scuole medie e superiori che ci inviano quassù i ragazzi. Ci teniamo infatti a fare attività didattica e divulgativa. A ottobre è venuto a trovarci anche don Ciotti».

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