Tariffe delle case di riposo sindaci preoccupati

Con la modifica dell’Isee cambia anche la compartecipazione degli enti locali alle spese delle fasce deboli. Bilancio sociale in grave crisi nel 2017

BELLUNO. Una convenzione tra Comune e utente per utilizzare il patrimonio del cittadino per pagare la retta della casa di riposo, in caso di anziani, o della comunità alloggio in caso di disabili.

È quanto si accinge a fare la Conferenza dei sindaci di Belluno per riuscire a gestire il problema dell’Isee, problema che quest’anno ha costretto molte famiglie a ripresentare il documento almeno tre volte per gli aggiustamenti decisi dal governo nel corso dell’anno. E soprattutto per riuscire a gestire la compartecipazione del Comune alle spese dei servizi per le fasce deboli.

Il problema che assilla i Comuni è noto da tempo: la gestione di un utente che ha un indicatore della situazione economica equivalente (Isee) che rientra nella soglia minima fissata dai singoli Comuni. Assodato che l’ente locale debba farsi carico delle spese in caso di un residente in difficoltà economiche con necessità di entrare in una struttura protetta, la libertà dei singoli comuni è quella di definire la soglia minima di reddito da cui far partire gli aiuti e anche di definire l’entità di questi.

Se i cittadini non ce la fanno a pagare le tariffe, il Comune deve comunque intervenire, pagando la somma rimanente. Un impegno che (come fatto presente da molti sindaci) rischia, a lungo andare, di mettere in serie difficoltà i bilanci comunali.

Ed è per questo che c’è l’intenzione di arrivare a una convenzione con gli utenti: partendo da un’analisi delle capacità economiche e patrimoniali del beneficiario e dei terzi, il Comune potrà definire la quota di retta alberghiera a carico dell’ente locale, quella a carico del beneficiario, la struttura dove inserire l’utente e le modalità di utilizzo delle capacità patrimoniali. Prevista anche la possibilità di valorizzare i beni immobili o di costituire un’ipoteca volontaria sui beni per venire incontro alle spese.

«Una soluzione che non molti vorranno sottoscrivere, soprattutto se ci sono degli eredi», hanno obiettato alcuni sindaci, chiedendo di prevedere, a garanzia dell’anticipo che il Comune versa per il residente, un ristoro tramite i suoi beni (case o altro). Una soluzione che però non pare percorribile.

Il sistema varrà sia per le case di riposo che per le comunità alloggio, cioè sia per gli anziani che per i disabili.

Sempre sul fronte dei bilanci, gli uffici dell’Usl, durante la conferenza dei sindaci, hanno evidenziato le grandi difficoltà economiche che si prospettano per il 2017 per i conti del sociale. «Da una parte avremo 1,8 milioni di euro in meno per la Rsa di Agordo che andrà in gestione ai sindaci, dall’altra il fondo indistinto scende al diminuire della popolazione. A questo si aggiunge l’aumento del costo del personale (+75 € medi)». «Di fronte a questo quadro cercheremo di tagliare gli sprechi finché si potrà, altrimenti dovremo iniziare a tagliare i progetti che esulano dai livelli essenziali di assistenza», hanno dall’Usl.

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