«Basta con uscite infelici servono soluzioni stabili»

BELLUNO. «Davvero il signor Quinto Piol, esponente di peso del Pd bellunese, nonché “braccio destro” di quel Sergio Reolon che da presidente della Provincia di Belluno, nel 2008, spinse con decisione...

BELLUNO. «Davvero il signor Quinto Piol, esponente di peso del Pd bellunese, nonché “braccio destro” di quel Sergio Reolon che da presidente della Provincia di Belluno, nel 2008, spinse con decisione e concretizzò il passaggio a un unico gestore (Veneto Strade Spa, appunto) anche delle cosiddette strade provinciali storiche, è seriamente convinto che “in via temporanea” la triangolazione Provincia-Veneto Strade-Anas sarebbe un buon metodo per salvare la società (e magari anche il compenso mensile dei membri del Consiglio d’amministrazione) e insieme i posti di lavoro e il servizio sulle strade bellunesi?»

A chiederselo sono alcuni lavoratori di Veneto Strade che, mettendo da parte la promessa di evitare le polemiche sulla delicata questione della manutenzione delle strade bellunesi, hanno deciso di uscire allo scoperto con una lettera aperta.

«Siamo preoccupati della situazione in cui versa la società», ribadiscono, «e soprattutto del nostro futuro. Il momento è critico e per essere risolto positivamente e in maniera duratura, come noi tutti ci auguriamo, necessita dell’apporto fattivo ed unitario di tutti i soggetti coinvolti ed interessati». E poi rimproverano l’uscita che definiscono «infelice» di Piol «arrivata dopo mesi di assordante silenzio suo e dei suoi colleghi del Cda».

Di fronte alla proposta del consigliere Piol, il gruppo di dipendenti di Veneto Strade si dice «assolutamente non convinto che sia percorribile, né tantomeno vantaggiosa per i cittadini utenti delle strade bellunesi oltre che per noi lavoratori. Gestire la viabilità in una provincia di montagna non è affare semplice come bere un caffè e parimenti non è semplice “trasferire provvisoriamente” (fino a quando? è lecito domandarsi), declassandoli a service, uomini, mezzi e servizio».

Gli addetti se la prendono poi con la politica che pare nei fatti essersi dimenticata della specificità bellunesi. «Nei palazzi veneziani non importa nulla della “questione Belluno”, anzi, ci sentiamo di ribadire un concetto semplice, ma che pare sfuggire ai vari soggetti che dovrebbero operare per garantire un futuro meno incerto alla vivibilità di questo territorio. Serve un’azione forte, coesa, determinata da parte di tutti i bellunesi: quelli in Cda di Veneto Strade Spa, i parlamentari, le forze economiche e sociali, i sindaci, gli amministratori provinciali, senza alcuna distinzione di colore ed appartenenza politica. L’obiettivo deve essere unico: far sì che lo Stato reperisca e garantisca i fondi per la manutenzione delle strade in modo continuativo e non “una tantum”. Alla faccia della specificità, verrebbe da dire. Non è più il tempo delle chiacchiere e delle trovate estemporanee, bensì è l’ora di agire con serietà e giudizio per trovare una soluzione stabile e sicura alla questione delle strade bellunesi». (p.d.a.)

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