Depuratore bocciato all'ex San Marco, il Cipa chiede i danni

Lentiai. Il consorzio degli industriali ha fatto ricorso al Tar contro i sindaci che hanno bocciato il progetto del depuratore

LENTIAI. L’eco della festa si è spenta da poche settimane. In bocca qualcuno ha ancora il sapore del vino usato per brindare. Quello buono sarà meglio rimetterlo in frigo, perché la vicenda del depuratore che il Cipa intendeva realizzare all’ex San Marco ha avuto uno strascico. Il Consorzio industriali protezione ambiente ha presentato ricorso al Tar del Veneto, trascinando al Tribunale amministrativo il Consiglio di bacino dell’acqua.

I sindaci, in pratica, che il 13 ottobre dell’anno scorso, riuniti in assemblea, avevano detto un no fermo alla realizzazione dell’impianto per il trattamento dei reflui di lavorazione di Lattebusche e di alcune occhialerie, e dei reflui civili di Lentiai e della frazione di Busche. La delibera era passata a maggioranza, allora. Solo il primo cittadino di Trichiana si era dichiarato favorevole al progetto, mentre quello di Alpago si era astenuto.

Alla fine della scorsa settimana il presidente del Cipa Arone Roni ha firmato il ricorso al Tar del Veneto, contro il Consiglio di bacino dell’acqua e nei confronti di Bim Gsp, i Comuni di Lentiai e Cesiomaggiore, la Provincia, la Regione Veneto e Lattebusche. Nel ricorso il Cipa impugna, fra gli altri, l’atto del 13 ottobre 2016 del Consiglio di bacino, per l’annullamento. Inoltre chiede un risarcimento danni, quantificato in 188 mila euro.

«I nostri legali ci hanno consigliato di ricorrere, perché arrivare alla definizione del progetto è stato un percorso lungo e complicato e che ha comportato costi elevati», spiega Arone Roni. «Chiediamo l’annullamento della delibera con la quale è stato bocciato il progetto e un risarcimento danni che si riterrà congruo».

La presidente del Consiglio di bacino Maria Teresa De Bortoli ha ricevuto la comunicazione del ricorso, ma si riserva di leggerlo prima di commentarlo. «In ogni caso», si limita a dire, «resisteremo. Da un punto di vista politica avevamo l’autorità per assumere un provvedimento di quel tipo».

E, quindi, anche di dire no ad un progetto che aveva sollevato un’accesa polemica fra la popolazione, preoccupata per quello che fin dall’inizio è stato definito non un impianto per il trattamento dei rifiuti di lavorazione delle aziende, ma una “piattaforma dei veleni”. Amministratori e associazioni hanno organizzate numerosi momenti di confronto e manifestazioni contro quel progetto. Ora i sindaci dovranno affrontare un ricorso al Tar. E la battaglia potrebbe ricominciare.

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