Il futuro di Ideal Standard «Vogliamo il forno nuovo»

Trichiana. Nicola Brancher (Femca Cisl) batte i pugni: «L’azienda non osi portare qui l’impianto di Orcenigo, visti i sacrifici che stanno facendo i lavoratori»

TRICHIANA. «Vogliamo un forno nuovo, perché lo pagano in parte i lavoratori. L’azienda non si permetta di portare qui quello di Orcenico». Il monito è di Nicola Brancher, segretario provinciale della Femca Cgil. Ed è rivolto all’Ideal Standard di Trichiana. Perché in tempi difficili come questi uno sciopero riesce col 90% delle adesioni? «È presto spiegato», risponde Brancher. «I 450 lavoratori supportano gli investimenti con 100 euro a testa ogni mese, quindi mille e 200 euro l’anno, complessivamente mezzo milione».

Nel 2015, con la sottoscrizione dell’accordo di programma fino al 2020, la Ideal Standard assicurava, a queste condizioni, 8 milioni di investimenti. «Bene, nell’ultimo incontro al ministero dello Sviluppo», continua Brancher, «Ideal Standard non è stata in grado di dire che cosa esattamente farà dal 2018 in avanti». Si sa che la necessità, per rendere sempre più competitivo lo stabilimento di Trichiana, impone la necessità di un nuovo forno, di un nuovo essiccatoio e di una nuova smalteria. Servono per i water ed i bidet. «L’azienda non ci ha mai detto che non vuol più fare questi investimenti, ma non ci ha confermato come porterà avanti l’accordo del 2015 dal 2018 in avanti», conferma per la Cgil Gianni Segat.

Che queste non siano preoccupazioni soltanto del sindacato lo certifica il fatto che al prossimo confronto, in sede di Mise, sarà presente anche il ministro Calenda. Vuole vederci chiaro in prima persona. «È inammissibile che una multinazionale che ha assunto determinati impegni, con tanto di sacrifici da parte dei suoi collaboratori», protesta Giorgio Agnoletto della Uil, «non sia in grado di sapere che cosa accadrà fra 10 mesi a Trichiana. Ecco perché maturano i sospetti. E, di conseguenza, la preoccupazione». Ma il segnale dato con lo sciopero - condividono i tre rappresentanti sindacali - è inequivocabile.

L’Ideal Standard ha stabilimenti in Inghilterra, Repubblica Ceca, Bulgaria, ha collaborazioni anche in Cina. Pare tentata da delocalizzazioni, come ammette il sindacato, che annusa odore di brucato. «Ma se l’Ideal non manterrà fede agli impegni, mancando di rispetto ai lavoratori, risponderemo come si merita», anticipa Agnoletto.

Il forno è la prova del nove. Con insistenza si parla dell’arrivo dell’analoga struttura di Orcenico, dove sembra che possa inserirsi la Jacuzzi con le produzioni importate dagli Usa. «Finchè i lavoratori continueranno a pagare almeno parte degli investimenti è chiaro», conclude Brancher, «che l’azienda non debba osare un affronto come questo. I sacrifici noi li facciamo per impianti nuovi, non obsoleti».

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