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L’accusatore di Ranon è a processo per truffa

Il friulano che ha denunciato il direttore dell’Appia ieri in aula come imputato È accusato anche di esercizio abusivo della professione da 112 iscritti a un corso

di Gigi Sosso
1 minuto di lettura

BELLUNO. Il grande accusatore di Ranon è a processo per truffa. Il consulente alimentare, biologo e agronomo friulano, Gianfranco Buonanno, l’uomo che ha messo nei guai il direttore dell’Appia, Maurizio Ranon per abuso d’ufficio e induzione a dare o promettere utilità (in una parola, una mazzetta da 3 mila 600 euro), deve rispondere di truffa e anche di esercizio abusivo di una professione e falsità ideologica per i certificati rilasciati agli allievi di un corso sulla manipolazione degli alimenti. Erano 112 gli iscritti, diventate parti offese, ma solo una si è costituita parte civile: cioè il titolare di un panificio, nel territorio comunale di Sedico, che è stato ascoltato ieri pomeriggio dal giudice Scolozzi e dal pubblico ministero Tricoli.

È passato diverso tempo dai fatti e la memoria non può più essere freschissima; ci sono però le sommarie informazioni rese a suo tempo alla polizia giudiziaria che stava indagando, ad arrivare in soccorso alla memoria. Quel corso era una branca specifica dei corsi haccp, ma gli studenti hanno fatto tanta fatica per niente: il certificato che si sono visti rilasciare è carta straccia. L’attestato finale per la manipolazione degli alimenti solitamente è valido a tutti gli effetti di legge, peccato che chi lo ha rilasciato, secondo la procura della Repubblica, non avesse i titoli per farlo. Differente la tesi della difesa, che sostiene che l’imputato, consulente alimentare, biologo agronomo aveva tutte le caratteristiche per fare il docente e rilasciare il documento.

I corsi certificati vengono organizzati da Appia. Buonanno però andando di negozio in negozio come consulente alimentare si era proposto ai commercianti: panifici, bar gastronomie. Dal gennaio del 2009 ha svolto questi corsi e ha rilasciato l’attestato, che però secondo le accuse e le indagini scattate, non è per niente valido. Il giudice ha rinviato all’11 aprile, per sentire gli ultimi due testimoni del pubblico ministero, dopo di che toccherà a quelli della difesa. Come anticipato, i fatti sono piuttosto datati, di conseguenza la prescrizione è in agguato: se non scatterà già in primo grado, annullerà i reati in Appello.

Mentre è arrivato in fondo il processo Ranon: mancano solo le eventuali repliche e la sentenza (26 aprile). Il pm Sartorello ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi, mentre i difensori Prade e Carponi Schittar l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

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