Minori in comunità Belluno a Venezia per fare chiarezza

L’assessore Tomasi chiede di rivedere la legge 22 «La Regione partecipa alle spese ma spesso non basta»

BELLUNO. Fare chiarezza sui costi per l’inserimento dei minori nelle comunità educativo-riabilitative. È la richiesta che il Comune di Belluno fa alla Regione, un’istanza che ha visto il coinvolgimento degli altri capoluoghi di provincia del Veneto.

Ieri l’assessore al sociale Valentina Tomasi ha partecipato ad un incontro in Regione con l’assessore regionale Manuela Lanzarin. «È un incontro che abbiamo chiesto come Comune di Belluno» spiega Tomasi, «condividendolo con gli altri capoluoghi. La loro risposta è stata positiva e insieme siamo riusciti a fare delle proposte concrete alla Regione». La questione è di carattere economico, ma non solo. «Ci siamo occupati dei costi dell’inserimento in comunità dei minori» spiega l’assessore, «una spesa che in parte ricade sulle casse dei Comuni e in parte su quelle della Regione, il tutto regolato da una legge, la numero 22, che però andrebbe aggiornata».

I minori che hanno bisogno di assistenza da parte del Comune possono essere inseriti in tre tipi diversi di comunità: quelle educative, i cui costi ricadono interamente sulle spalle del Comune, quelle educativo-riabilitative, dove la componente dell’accoglienza si unisce al sostegno sanitario e il cui finanziamento arriva da entrambi gli enti, e quelle terapeutiche, dove la componente sanitaria è prevalente e i cui costi dovrebbero essere coperti dalla Regione.

«Per questo tipo di strutture ci sono dei precisi standard che devono essere rispettati» spiega la Tomasi, «e che comportano anche dei costi. La Regione ha fissato un tetto massimo di compartecipazione alla spesa sanitaria: nel caso delle strutture educativo-terapeutiche è di 157 euro al giorno, per quanto riguarda quelle terapeutiche è di 198 euro al giorno. Ma le rette di queste comunità possono arrivare a costare anche il doppio e i Comuni non possono farsene carico. È un problema di fondi ma anche legato all’assunzione di spese improprie per gli enti locali». Tanto più che, come spiega l’assessore nella lettera indirizzata ai suoi colleghi veneti, i casi di inserimenti di minori in comunità educativo-riabilitative sono sempre più frequenti negli ultimi anni.

Nonostante a Belluno i numeri siano piccoli - si parla di una quindicina di minori inseriti nei diversi tipi di comunità per una spesa totale di circa 160 mila euro nel 2016 - il capoluogo montano ha saputo farsi interprete di un problema diffuso, tanto che a Venezia ieri erano presenti anche Treviso, Padova e Venezia mentre Rovigo e Verona avevano delegato la Tomasi. «La Lanzarin si è impegnata a rivedere la legge 22» spiega l’assessore, «e nel frattempo a cercare una strategia cuscinetto. Per noi è un successo».

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