Bivacchi utilizzati come case per vacanze

L’attacco di Giorgio Fontanive (socio Cai): «Non sono resort, ma strutture per le emergenze. Chi di dovere deve intervenire»

AGORDO. «I bivacchi sono usati come personale resort dai turisti». La questione è stata sollevata nel corso dell'assemblea della Sezione agordina del Cai di domenica dal socio Giorgio Fontanive. Da lui è arrivata una denuncia verbale contro coloro che utilizzano i bivacchi in quota non come ricoveri di emergenza. «Assistiamo», ha detto Fontanive, «a un'occupazione arbitraria dei ricoveri in quota. Dico che in molte situazioni, i bivacchi sono usati come casa per ferie, come personali resort da parte di qualcuno. Questo non va bene».

I bivacchi della sezione sono il Bedin, il Biasin, il Brunner, il Cozzolino, il Ghedini-Moiazza, il Reali e il Tomè. Per Fontanive si tratta di una situazione indecorosa, che può anche essere fonte di rischi e pericoli per coloro che vanno in montagna. Egli ha anche citato il verificarsi di episodi che hanno visto delle dispute tra gli escursionisti che intendevano usare il bivacco come luogo di emergenza per passare la notte e coloro i quali lo stavano invece adoperando come stazione turistica. «Invito le amministrazioni comunali», ha detto Fontanive, «in particolare quelle di Taibon, San Tomaso, Cencenighe, a rinnovare l'ordinanza (e a metterla bene in evidenza) affinché i bivacchi siano utilizzati per lo scopo per cui sono preposti. È inaccettabile che chi va in montagna rischi di trovarsi senza un ricovero».

Per quanto riguarda i bivacchi, nella sua relazione la presidente Anna Magro ha segnalato come il Cesare Tomè al Giazzer necessiti di alcuni decisivi interventi strutturali, se non di una completa sostituzione con un nuovo manufatto, per far fronte all'alta umidità presente all'interno e alla piccole numerose pietre che cadono dalla sovrastante parete. Al bivacco Reali alla Croda Granda e al Biasin all'Agnèr sono stati invece eseguiti dei lavori di verniciatura.

Un interesse che denota la continua attenzione della sezione per la tutela delle strutture in quota, ma anche delle vie per arrivarci. La manutenzione dei quasi 350 chilometri di sentieri è stata infatti una delle attività più consistenti anche nel 2016, l'anno dei “due presidenti”, come è stato definito per sottolineare il passaggio di testimone, avvenuto in autunno, tra Antonello Cibien e Anna Magro. «Quella dei sentieri», ha detto quest'ultima, «è stata impegnativa e dispendiosa: per quanto si lavori, è impossibile da archiviare, perché ci sono sempre delle criticità da risolvere, ma è volontà della Commissione sentieri riproporre per l'anno corrente almeno 2-3 “giornate del sentiero”, unendo le varie forze».

Il plauso per l'attività svolta è andato ai tanti soci e volontari del Cai coordinati dal vicepresidente Dario Dell'Osbel (eletto anche nella nuova struttura operativa per i sentieri veneta) che hanno operato in accordo con altri gruppi agordini (Gruppo Ambiente di La Valle, Crodaioli dell'Auta di Caviola, Amici della Montagna di Cencenighe, Pro Loco dei vari comuni, i cacciatori, gli alpini, "I Castellani" di Soccol di Taibon).(g.san.)

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