Le imprese guardano a turismo e Mondiali

Il presidente dell’associazione, Giacomo Deon fa il punto sul settore «Troppa burocrazia, pochi giovani, ma il must resta la qualità del prodotto»

BELLUNO. «Di ripresa vera, come si intendeva un tempo, non possiamo parlare, piuttosto di riposizionamento delle imprese. Imprese che hanno utilizzato questi anni di crisi per rileggersi, investendo in ricerca, qualità e innovazione. Ma siccome non tutto il male viene per nuocere, questi anni difficili hanno portato a ripensare alcuni servizi e attività come quella del turismo». Il presidente uscente di Confartigianato, Giacomo Deon fa il punto sul settore che, più di altri, ha risentito della crisi. Ma da imprenditore si dice fiducioso, soprattutto «se si continua a puntare sulla qualità del prodotto.

Quali sono, oggi, i problemi maggiori per una ditta artigiana ?

«Primo fra tutti è la burocrazia. Purtroppo gli adempimenti sono tanti, troppi e spesso imposti senza considerare l’organizzazione “elementare” di una piccola azienda rispetto alla grande industria. La burocrazia si traduce in due problemi pratici: maggiori costi e tanto tempo dedicato ad adempiere agli obblighi, sottraendolo all’impresa. A questo vanno aggiunte altre problematiche come la fiscalità o i costi dell’energia che in Italia sono superiori alla media europea di un 30%».

Cosa deve fare un imprenditore per mantenere l’attività?

«Oggi con un click raggiungi il mondo. Puoi essere un’azienda dislocata in un territorio marginale, di montagna o nelle isole del Pacifico, ma con gli strumenti di cui disponiamo si abbatte qualsiasi distanza fisica. L’Ufficio studi di Confartigianato ha stimato che l’impatto della banda larga può portare un incremento del Pil pari allo 0,9% (14,7 miliardi di euro) solo per l’aumento di produttività delle microimprese operanti in aree ancora non coperte da banda larga veloce. Il Bellunese, invece, deve fare i conti con ritardi strutturali e con le infrastrutture esistenti, che non sono al top. Senza banda larga non si lavora. Grazie all’agenda digitale della Regione Veneto, gli investimenti previsti fanno sperare in un’inversione di rotta. Un’altra spinta allo sviluppo arriva dall’internazionalizzazione, e anche se l’export sta frenando, tuttavia, la ricerca di nuovi mercati è indispensabile. Ma per aggredire i mercati alla base deve sempre esserci la qualità del prodotto o del servizio erogato. Le aziende artigiane di questo hanno fatto un must».

I giovani sono interessati al settore?

«I giovani che avviano aziende artigiane, soprattutto nei servizi e nell’alimentare, settore non sono molti nel Bellunese, un fenomeno un po’ in controtendenza rispetto al trend nazionale. In provincia sono circa 1.400 le imprese guidate da under 35 anni, di queste un terzo sono artigiane, che significa il 9,1% del totale, percentuale inferiore al dato regionale del che raggiunge il 10.2%. Dati di fonte Unioncamere sembrano indicare, purtroppo, che in Veneto il futuro non sarà artigiano (o quantomeno di giovani imprenditori). Negli ultimi tre anni è infatti diminuito sensibilmente il numero di persone artigiane di età compresa tra i 19 e i 29 anni (-15,0% e tra i 30 e i 49 anni (-11,0%). Sono invece sensibilmente aumentate le persone artigiane over 70 (+14,3%) e coloro che hanno tra i 50 e i 69 anni (+6,9%)».

Resta la scommessa del turismo, però.

«La partita si sta aprendo ora, grazie ai fondi europei, ma anche ai fondi dei Comuni di confine che da soli stanno portando 5,5 milioni di euro.Gli investimenti sono indispensabili, tuttavia a monte serve un’adeguata programmazione. Non è più il tempo in cui fare turismo significava vendere posti letto e di muoversi singolarmente. Per questo auspichiamo l’avvio di una vera agenzia di marketing che promuova l’intera nostra provincia, che deve risultare più unita e quindi più forte, per realizzare progetti ottimizzando le risorse disponibili.

Oggi va di moda il “turismo esperienziale”.

«Sì, anche noi stiamo puntando all’inserimento dell’artigianato nel Turismo esperienziale, quella tipologia che definisce i turisti che scelgono di dare valore alla propria vacanza o a latere di un viaggio di lavoro arricchendola di esperienza, di conoscenza del territorio e di ciò che lo rappresenta. L’idea è dunque di portare, all’interno delle nostre aziende, turisti che hanno voglia di provare esperienze di manualità, di approfondire quanto c’è dietro un prodotto artigianale. Per realizzare questo abbiamo uno strumento che si chiama VivoVenetia. Si tratta di un portale multilingue che permette all’utente di prenotare servizi turistici ed esperienze in Veneto, direttamente da una rete di partner prestatori di servizi. Al turista viene offerta la possibilità di acquistare direttamente e in tempo reale proposte turistiche, nonché attività per il tempo libero a Venezia e in Veneto; ai residenti offre la possibilità di vivere il territorio riscoprendosi viaggiatori a casa propria».

Come vi state attrezzando in vista di Cortina 2021?

«I Mondiali di sci a Cortina nel 2021 assumono una forte valenza per l’intera provincia di Belluno, perché rappresentano l’occasione per cercare il rilancio di un’economia lenta, segnata dal perdurare di una crisi che tarda a esaurirsi. I Mondiali saranno lo strumento per esportare nel mondo Belluno e le Dolomiti. Molte categorie artigiane ne potranno trarre vantaggi a cominciare dal’edilizia, volano dell’intero sistema economico locale. Agli ospiti e agli atleti il nostro territorio dovrà apparire bello e accogliente sotto tutti i punti di vista: dalle strutture ricettive all’arredo urbano, dalle infrastrutture ai servizi. È scontato che in questo contesto per l’edilizia la sfida è grande e richiede di mettersi in gioco tout court. Oltre alle costruzioni, altri comparti ne potranno beneficiare: dall’artistico all’alimentare, dai servizi all’artigianato tradizionale. Diversamente dal passato, però, ci vorrà un nuovo approccio per far sì che l’occasione si trasformi in sviluppo duraturo: i Mondiali devono essere il mezzo per crescere e non il fine».

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