Tracce di benzina nella pizzeria esplosa a Pieve di Cadore

Primi risultati delle indagini di carabinieri. Ma per ora non ci sono indagati

PIEVE DI CADORE. C’è puzza di benzina. Le indagini sulla pizzeria al taglio “Mordi e fuggi” saltata in aria a Pieve di Cadore sono ancora nella loro fase preliminare, ma l’ipotesi più seguita dai carabinieri delle compagnie di Belluno e Cortina è appunto quella della «esplosione da saturazione di benzina».

I vigili del fuoco stanno aspettando il risultato dei campionamenti che hanno fatto lunedì mattina nel centralissimo locale andato distrutto in via XX Settembre: di solito al laboratorio di Mestre sono necessari alcuni giorni di verifiche, ma anche i vigili sono già in grado di anticipare ufficiosamente la presenza di questo tipo di combustibile. Qualcuno dei pompieri, che ha spento l’incendio ed eseguito la successiva bonifica, avrebbe sentito il classico odore. Non ci sono formalmente indagati dalla procura della Repubblica, nemmeno l’uomo rimasto gravemente ferito. Ma del fatto che si sia trattato di un incendio doloso, seguito da un’esplosione, sono ormai convinti tutti gli investigatori. Non c’è ancora un movente accertato ma potrebbe essere di carattere economico. È capitato che siano andate a fuoco delle casere in luoghi isolati per un dispetto o una vendetta, in questo caso invece è stato preso di mira un esercizio commerciale accanto a piazza Tiziano, gestito dal cadorino Alessandro Piccin.

Incendio nella pizzeria, le immagini del giovane ferito

La pista più seguita è quella dell’attentato incendiario sfuggito di mano, che ha provocato più danni di quelli che effettivamente si volevano causare.

E non solo perché oltre alla distruzione degli ambienti della pizzeria l’esplosione della notte tra domenica e lunedì ha coinvolto alcuni negozi vicini, nel raggio di una cinquantina di metri.

Non va dimenticato, infatti, un ferito grave, che ha rischiato di perdere la vita e se l’è cavata con fratture e ustioni.

Pasquale Ferraro ha 21 anni ed è originario di Brindisi. Non ha precedenti penali, a sentire i carabinieri della sua città e fa parte di una famiglia perbene. Fa proprio il pizzaiolo di professione e da qualche giorno era ospite di una famiglia a sua volta brindisina, che da diversi anni vive in Cadore.

Dopo che lunedì era stato sottoposto ad un intervento chirurgico, ieri mattina il giovane è stato sentito dai carabinieri come persona informata sui fatti e non nelle vesti di indagato, altrimenti sarebbe stata necessaria la presenza di un avvocato. Il giovane non si è assunto alcuna responsabilità di quello che è accaduto, tanto meno ha confessato, ma nelle prossime ore dovrà spiegare meglio cosa ci facesse alle 3.15 davanti a una pizzeria saltata in aria, con le gambe fratturate e i vestiti incendiati. Per di più in un paese, le cui strade si svuotano diverse ore prima, a parte la presenza di qualche locale che permette ai ragazzi di far tardi la domenica sera. Nessun dubbio sul fatto che la pizzeria fosse chiusa ormai da tempo.

Il giovane è sempre ricoverato nella Rianimazione dell’ospedale San Martino, dove ieri è stato raggiunto dal padre che si è messo in viaggio dalla Puglia, non appena ha saputo quello che era successo. Sempre ieri sono arrivati anche alcuni amici che hanno le sue stesse origini. Nel pomeriggio, invece, i carabinieri hanno ascoltato Alessandro Piccin. Non si conosce il contenuto della sua deposizione, ma difficile che possa sospettare di qualcuno che gli vuole talmente male da farsi saltare un locale in gestione da appena un anno e mezzo.

Il sostituto procuratore Paolo Sartorello è in attesa di tutti i rilievi, per poter ipotizzare concretamente dei reati e indagare delle persone.

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