Scoppio in pizzeria a Pieve di Cadore, gli inquirenti escludono il racket

Riascoltato dalle forze dell'ordine il gestore del locale. Vertice in procura tra carabinieri e sostituto. Si segue la pista dei soldi

PIEVE DI CADORE. Non poteva che essere dentro la pizzeria al momento dello scoppio. I sospetti si accentrano ancora tutti su di lui, su Pasquale Ferraro, 21 anni, il giovane rimasto ferito nell’incendio doloso della pizzeria “Mordi e Fuggi” di Pieve. E questo sarà il nome che gli inquirenti iscriveranno nel registro degli indagati. Un atto dovuto alla luce delle prime ricostruzioni e anche a tutela del principale sospettato. L’ipotesi di reato per ora è di incendio (a ieri ancora contro ignoti) ma altre contestazioni non sono escluse, nel momento in cui si chiarirà il movente di questo rogo di matrice dolosa. Si segue la pista dei soldi, magari un debito da onorare, uno sgarbo: ma non è cosa da criminalità organizzata secondo gli investigatori, anzi l’atto sarebbe risultato piuttosto maldestro nella sua realizzazione, sfuggito di mano. Un episodio isolato, tra l’altro la pizzeria era assicurata ma questo particolare apre tutt’altri scenari che i carabinieri comunque stanno scandagliando. Nei prossimi giorni sarà il sostituto procuratore Sartorello ad avviare gli interrogatori formali, con gli avvocati al fianco dei coinvolti.

Incendio nella pizzeria, le immagini del giovane ferito

I carabinieri intanto continuano a sentire i testimoni e ieri è stato risentito anche il titolare Alessandro Piccin, per la seconda volta in due giorni. Ferraro era stato già sentito in ospedale informalmente: lui ha negato di essere l’autore del rogo della pizzeria da asporto: «Stavo passando da quelle parti per caso, ero in giro per Pieve già da qualche tempo prima», avrebbe riferito. Ma gli inquirenti hanno qualche dubbio su questa sua versione, e i carabinieri stanno portando avanti anche altri accertamenti su altre persone e stringono il cerchio su eventuali complici. Non tralasciate neanche le tracce: in paese corre voce di un guanto imbevuto di benzina ritrovato lungo la ciclabile. Primo vertice ieri mattina in procura tra il pm titolare dell’inchiesta e i carabinieri delle Compagnie di Cortina e Belluno coordinate dal colonnello Giorgio Sulpizi, per un primo punto della situazione. Un secondo incontro con la magistratura ci sarà stamane, per formalizzare i provvedimenti e attualizzare di nuovo le indagini. I carabinieri hanno riferito gli esiti degli interrogatori con il ferito e dei colloqui con il proprietario Piccin che ha detto di non aver mai ricevuto minacce. Per sua maggior tutela, finchè non si chiarirà la vicenda, il Comitato ordine e sicurezza pubblica della prefettura ha deciso di intensificare i servizi di pattugliamento nelle zone che frequenta.

Esplosione in una pizzeria di Pieve di Cadore, un ferito grave

Questo anche se dietro il rogo non sembra esserci l’ombra di pizzo o criminalità organizzata. Dalle prime analisi dei vigili del fuoco non ci sono tracce che riconducano a esplosivo o ordigni: l’ipotesi accreditata fin dall’inizio è che nella pizzeria, il cui ingresso è stato ritrovato manomesso, sia stata buttata benzina i cui vapori hanno saturato i locali, saltato in aria alla prima fiamma viva. Le analisi del Niat dei vigili del fuoco sono alla ricerca di corrispondenze tra le tracce di sostanze infiammabili repertate all’interno della pizzeria e quelle sui vestiti di Ferraro, sequestrati subito. Una correlazione che dimostrerebbe la presenza del giovane dentro l’ex Speedy pizza e non il semplice passaggio casuale lungo il portico. Una evidenza che peraltro gli inquirenti basano anche su un altro fattore: le ferite riportate dal ragazzo. Ustioni e gambe devastate non sono quelle di un passante investito dall’onda d’urto di una esplosione, doveva essere molto vicino alle fiamme. Accertamenti vengono seguite anche su altre persone, una in particolare. Si scava nel passato dei coinvolti.

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