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«Dalle istituzioni poca attenzione»

Lo sfogo di Roberto De Pra del gruppo F.lli De Pra. «Le aziende sono abbandonate»

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PONTE NELLE ALPI. «Godiamo dei benefici che un’azienda florida fa ricadere sulla società, ma proprio per questo andrebbe sostenuta anche quando attraversa delle difficoltà. Un sostegno che dovrebbe contribuire a mantenere i posti di lavoro e perciò la qualità della vita nel territorio. Ma in questi anni dalle istituzioni non è arrivato alcun segno».

Riflessioni amare quelle di Roberto De Pra, socio e componente del consiglio di amministrazione del gruppo F.lli De Pra di Ponte nelle Alpi. Una società che raccoglie al suo interno diverse realtà industriali come la Iron calcestruzzi e la Omap. Imprese che hanno fatto la storia del tessuto economico-produttivo pontalpino e bellunese in generale. Ma che non sono rimaste esenti dalla crisi che ha investito il mondo e ancheil Bellunese ormai una decina di anni fa. «Sono passati 80 anni da quando mio padre con i suoi fratelli ha avviato l’impresa per l’estrazione della ghiaia nel Piave», dice De Pra. «Poi a lui ci siamo affiancati io e i miei fratelli e poi i miei figli e nipoti. Tre generazioni che hanno proseguito con immutato entusiasmo la loro mission. Anche le maestranze nel tempo sono aumentate fino a raggiungere le 200 unità. Continuare ad investire nel territorio è stato per noi il diktat che ci ha accomunato, c’era la volontà di creare benessere e ricchezza nei luoghi che ci erano cari e familiari. Abbiamo costruito capannoni ed edifici dove altre imprese hanno avviato le loro attività: dalla ristorazione fino al più recente centro medico, e altri posti di lavoro sono stati creati. Ma i tempi poi sono cambiati, è arrivata la crisi, gli investimenti non sono più stati possibili con la società impegnata a decidere se e come andare avanti. Tutto ciò sotto lo sguardo ignaro e assente delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche. Non cerco la compassione nè qualche riconoscimento per quello che abbiamo fatto, ma un po’ più di attenzione da parte degli enti locali, quella sì. La vita di un’azienda non può passare sotto silenzio e nell’immobilismo di una comunità».

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