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«La casa degli autonomisti ha le porte sempre aperte»

Incredulità e stupore da parte del governatore Luca Zaia alla notizia da Belluno Si va verso un quesito simile a quello scelto dalla Regione per il suo referendum

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BELLUNO. La notizia della volontà della Provincia di Belluno di indire un referendum consultivo per rivendicare la propria autonomia è di quelle che lasciano senza parole. Sicuramente. Soprattutto se a venirne a conoscenza è il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia.

«Vuoi che alla Provincia di Belluno siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?». Potrebbe suonare semplicemente così il quesito che palazzo Piloni intende presentare a Venezia, dopo aver passato il vaglio del consiglio provinciale e dell’assemblea dei sindaci, in un iter burocratico lungo e ad ostacoli ma che l’ente bellunese intende percorrere fino in fondo, per la volontà di autodeterminazione. Il possibile quesito ricorda da vicino le altrettanto semplici parole che si leggeranno nella scheda della consultazione indetta per il 22 ottobre dalla Regione, quella Regione che in questi anni si è fatta paladina dell’autonomia e dell’autodeterminazione contro un governo sempre più centralizzatore e bisognoso di risorse.

E così dopo il silenzio iniziale misto ad incredulità seguito alla comunicazione della notizia, il presidente Zaia si riprende e tra le mille domande, perplessità e curiosità che sicuramente gli vengono in mente, alla fine dichiara tatticamente soltanto che «la casa degli autonomisti ha le porte sempre aperte». La risposta è di quelle destinate a sollevare non pochi sussulti di protesta dal territorio che da anni attende l’autonomia.

Un’autonomia che a fatica è stata prevista, insieme alla specificità, nella legge 25 ma che nonostante questo sforzo che ha visto per anni impegnato il territorio e i suoi rappresentanti politici a tutti i livelli, è rimasta lettera morta.

Molti gli impedimenti accampati dalla giunta veneta per spiegare la mancata realizzazione di questa norma. E da ultimo la mancanza di risorse, risorse con cui tutti gli enti devono fare i conti a causa dei tagli statali. Motivazioni che suonano un po’ stonate quassù in montagna «dove ogni giorno si lotta per avere almeno una parvenza di uguaglianza di diritti, possibilità e opportunità pari alla pianura», dicono tutti gli amministratori in coro.

A questo punto la Regione, dopo tanti tentennamenti, con l’azione di forza della presidente Larese Filon e della sua maggioranza, dovrà obbligatoriamente iniziare un ragionamento su come dare gambe a parole scritte nero su bianco, in un richiamo neanche troppo sotteso all’assunzione di responsabilità.

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