Autonomia a Belluno, Svaluto: «Contrattiamo con la Regione»

L’assessore di Palazzo Piloni invita i sindaci, che si riuniscono martedì, a far diventare produttiva la provocazione

BELLUNO. Siamo alla svolta, in tema di referendum provinciale. C’è chi coltiva il dubbio che questa sia una provocazione utile.

«È importante ottenere dalla Regione competenze e relative risorse. Per questo risultato - si chiede Pierluigi Svaluto Ferro, sindaco di Perarolo e assessore provinciale - è più saggio ricorrere ai gazebo, qualora la Regione non ci concedesse i seggi, oppure convocare il presidente Luca Zaia e contrattare direttamente con lui la nostra specificità?».

Secondo Svaluto Ferro l’iniziativa più efficace, ed anche più rapida, è quella della contrattazione. Ad oggi, infatti, c’è il pericolo che il referendum si trasformi in una “gazebata” di nessuna efficacia, con irreparabili conseguenze sul piano della fiducia politica. Decisive, dunque, le prossime 60 ore, per verificare se la Provincia dovrà andare al referendum per rivendicare la propria autonomia o, quantomeno, la propria specificità.

Martedì, alle 16.30, si riuniranno i sindaci, convocati dalla presidente Daniela Larese Filon, per dire di sì o di no alla consultazione; per richiedere l’eventuale ospitalità alla Regione presso i seggi del 22 ottobre ed infine per scegliere quale formulazione dare al quesito referendario.

Ieri è intervenuto, al riguardo, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, con una lettera aperta ai bellunesi in cui si dice disponibile a concedere l’uso dei seggi del referendum veneto alla Provincia, a condizione però che il referendum dolomitico rispetti le condizioni previste dalla legge per consultazioni di questo tipo.

«Occorre che il referendum - puntualizza il governatore - riguardi, come dice lo Statuto della stessa Provincia, esclusivamente argomenti locali di competenza dell’Amministrazione; che si attivi una commissione per il giudizio di ammissibilità della proposta; che la comunicazione di ammissibilità venga notificata al Presidente della Provincia, il quale dovrà poi porre all’ordine del giorno una delibera di presa d’atto. A questo punto devono essere fissate le modalità di svolgimento del voto. Tutto questo non c’è ancora».

Riusciranno i sindaci e, di conseguenza, la Provincia a concludere in cinque mesi un’organizzazione così complessa?

Ma, prima ancora, come e dove saranno costituiti i seggi della Regione? Se il Governo non dovesse consentire l’utilizzo delle scuole, del personale di sicurezza e magari anche delle urne, la Regione dovrà provvedere in proprio, tanto che ha stanziato allo scopo 14 milioni di spesa.

Ma la Provincia, per la sua consultazione, in che misura parteciperà alla spesa o i sindaci chiederanno al Consorzio Bim di farsi carico di questo onere? Citiamo il Bim solo perché è una struttura pubblica, gestita dai sindaci, che ha qualche disponibilità finanziaria.

Il referendum della Provincia è un’operazione complessa. Ecco perché numerosi amministratori pubblici, a partire da Svaluto Ferro, ritengono più produttivo contattare subito il presidente Zaia e con lui avviare una contrattazione.

«Il referendum non ha nulla di politicamente strumentale. O non dovrebbe averlo. Noi sindaci - spiega Svaluto Ferro - constatiamo che al neocentralismo statale si accompagna un neocentralismo regionale».

Il sindaco di Perarolo porta l'esempio del personale di una serie di servizi che viene regionalizzato. «Si dice che la Provincia abbia delle opportunità legislative da far valere, ma è dal 2012 che aspettiamo l'attuazione dello statuto. La vituperata riforma Delrio ha tanti aspetti da contrastare, prevede però per province come la nostra forme particolari di autonomia. Perché non ne abbiamo approfittato?».

Ecco i temi da discutere con Zaia. Questi ed altri ancora. Fino ad oggi, invece, abbiamo ottenuto, secondo Svaluto Ferro, solo aria fritta.

«Negli ultimi giorni il presidente Zaia ci ha messo la faccia. Mettiamoci anche la nostra, di sindaci, rinunciando alle lamentazioni. E alle provocazioni».

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