Applausi e commozione per il raduno della Brigata Cadore: «Belluno, città alpina»  

Diecimila persone hanno assistito alla sfilata delle penne nere in centro. Dal Borgo: «Ci siamo resi conto di quanto la popolazione sia grata»

Raduno della Brigata Cadore, gli alpini sfilano a Belluno

BELLUNO. I tanti mesi spesi per preparare al meglio l’evento hanno dato i loro frutti e gli alpini si sono rivelati ancora una volta degli impeccabili organizzatori. Il quinto raduno della Brigata Alpina Cadore, nella ricorrenza del ventennale del suo scioglimento, si è chiuso con un bilancio positivo.

Ieri tantissime persone – oltre 10 mila, tra bellunesi e non, grandi e piccini – hanno affollato il centro storico e la sua immediata periferia per la sfilata, la manifestazione più attesa della tre giorni di festa. Un corteo composto da 2.520 penne nere ha attraversato la città, da Cavarzano fino in stazione, tra applausi e tanta commozione.

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Il carosello della fanfara della Brigata Cadore

Una commozione che si leggeva anche negli occhi delle autorità raccolte sul palco allestito in piazza Martiri. Specie in quelli di Angelo Dal Borgo, presidente della sezione di Belluno dell’Ana, organizzatrice del raduno: «I miei occhi non possono che essere lucidi dopo aver visto una piazza colma di persone arrivate da tante zone del nord e del centro Italia per ricordare la gloriosa Brigata e abbracciare chi ne ha fatto parte» ha detto al termine della sfilata e dopo gli onori finali.

«E non possiamo che essere soddisfatti della riuscita delle due giornate precedenti: venerdì sera per lo spettacolo dedicato all’“an de la fan” non sapevamo più dove far stare la gente. E anche sabato la partecipazione è stata calorosa. Pure il cielo oggi ci ha aiutato e ci ha permesso di sfilare sotto il sole». «La cosa più bella è vedere il clima di giovialità e gli sguardi commossi di chi, dopo tanti anni, si è ritrovato» ha aggiunto. «Ma ci siamo anche resi conto di quanto la popolazione sia grata a questa formazione, che è entrata nella storia dell’Esercito italiano e delle truppe alpine».

Raduno Brigata Cadore, il rancio alpino alla caserma Fantuzzi

E ora gli alpini non rimangono fermi: scontato è il sesto raduno della Cadore. «Ma sarebbe bella anche un’altra Triveneta» ha commentato Dal Borgo. Presente ieri, insieme ad altri membri del consiglio direttivo nazionale, il presidente Sebastiano Favero. «Essere qui in provincia è sempre un’emozione» ha evidenziato. «Ho fatto la naja nella Cadore. Ero a Tai. Belluno è città alpina per eccellenza». Per quanto riguarda il futuro, Favero lo vede con ottimismo: «Fermo restando che l’ambito professionistico deve rimanere tale, ripongo buone speranze in quanto previsto ultimamente dalla legge per un servizio civile a favore della patria. I ragazzi di oggi ne hanno bisogno».

Un po’ più scettico sul tema Primo Gadia, ultimo comandante della Brigata Alpina Cadore (dal 1993 al 1997), che ha sfidato una lombosciatalgia che lo aveva colpito nei giorni scorsi pur di essere a Belluno. «Bisogna fare attenzione a non creare troppe strutture parallele. Prima di pronunciarmi voglio aspettare che il disegno di legge abbia i contenuti ben definiti» ha riflettuto, concentrandosi poi sui ricordi del 10 gennaio 1997, giorno dello scioglimento della Brigata: «Non potrò mai dimenticare quella giornata. Oggi (ieri, ndr) mi è sembrato di tornare indietro di oltre vent’anni: mi sono visto passare davanti in un attimo tutti di quattro anni fatti da comandante, quando ho avuto l’onore di conoscere il popolo bellunese».

Belluno, caserma Salsa aperta per il raduno della Brigata Cadore

L’arrivo del corteo in piazza Martiri è stato commentato dallo speaker Nicola Stefani. Uno degli applausi più forti quanto ha ricordato le operazioni portate avanti nell’immediato del disastro del Vajont. Visibilmente emozionato il già presidente dell’Ana Belluno, Arrigo Cadore, tra il 1960 e il 1961 ufficiale del Battaglione Belluno della Brigata. «Gli italiani che anno vissuto la Cadore sono stati dai 300 ai 400 mila, numeri che non si possono ignorare» ha precisato. «Oggi siamo qui per ricordare uno spaccato fondamentale della storia del nostro territorio e di tutto il paese».

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