Vicenda Ferroli, tutti dal Prefetto 

Scade la Cigs: sindacati, Provincia, Regione, sindaco chiedono aiuto

ALANO DI PIAVE. Finisce davanti al prefetto di Belluno Francesco Esposito la vicenda della Ferroli di Alano di Piave. Ieri pomeriggio, infatti, una delegazione composta dai segretari di Cgil e Cisl e di Fiom e Fim insieme col sindaco Serenella Bogana, l’assessore provinciale al lavoro Silvia Tormen e l’assessore regionale Elena Donazzan sono stati ricevuti a palazzo dei Rettori. Sotto il porticato una trentina di lavoratori in attesa.

Sul piatto la scadenza del biennio di cassa integrazione straordinaria a settembre per i 120 dipendenti dello stabilimento feltrino, dopo la quale, secondo la norma in vigore, non ci sarà più alcun ammortizzatore sociale, ma solo il licenziamento. «Abbiamo chiesto», commenta all’uscita dopo un’ora e mezza di confronto, Donazzan, che si dice scettica su un probabile dietrofront ministeriale, «di sollecitare il ministero del Lavoro affinché modifichi la legge che rischia di creare un danno inquantificabile per il tessuto sociale e produttivo, e preveda altri ammortizzatori sociali per questi lavoratori, ma anche per tutte quelle centinaia che si trovano nelle stesse condizioni».

«Queste regole strette, infatti, penalizzano non poco i dipendenti e se si procede in questa maniera, a breve a finire a casa senza supporti economici saranno 450 bellunesi considerando le crisi di Ferroli, Albertini e Wanbao», ha ribadito anche Luca Zuccolotto segretario della Fiom Cgil.

Ma si è parlato anche della necessità di far sedere ad un tavolo non solo i sindacati ma anche i rappresentanti delle categorie economiche «per stilare una sorta di elenco di tutte le professionalità di cui hanno bisogno le aziende di questo territorio così la Regione potrà finanziare i corsi di formazione e riqualificazione che soddisfino queste esigenze», ha detto Paolo Agnolazza della Fim Cisl. «Noi come Regione ci metteremo tutte le risorse necessarie a questo scopo, come abbiamo già fatto portando a questi corsi ben 72 dei 120 dipendenti di Ferroli», ha sottolineato l’assessore veneto sollecitando Roma a mettere «quei 4 miliardi di euro previsti per i profughi sugli ammortizzatori sociali per le persone che vogliono lavorare».

Intanto, se non arriverà questa nuova norma, per i lavoratori si prospetta la ricezione della lettera di licenziamento entro settembre. «E la gran parte di noi ha ormai un’età che viene rifiutata dalle aziende perchè ci considerano troppo vecchi», commentano amaramente i dipendenti il cui futuro, ad oggi, è molti incerto. (p.d.a.)

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