Laritonda ha confessato l’incendio di Pieve di Cadore: «Sono stato io»  

Il brindisino trapiantato a Domegge si è preso le responsabilità scagionando gli altri. Il tassista Lauro respinge gli addebiti 

PIEVE DI CADORE. Laritonda confessa, Lauro no. Dopo due ore d’interrogatorio di garanzia, nel carcere di Baldenich, Fabio Laritonda si è assunto completamente le responsabilità dell’incendio con esplosione della pizzeria “Mordi e fuggi” di Pieve di Cadore. Giuseppe Lauro ha invece respinto tutti gli addebiti che gli ha mosso la procura della Repubblica. Ha detto che la notte del 24 aprile ha fatto solo il suo mestiere di tassista, trasportando come tante altre volte Laritonda, dal momento che il brindisino trapiantato in Cadore non ha la patente.

A bordo della Chevrolet adibita al trasporto pubblico, c’era anche Pasquale Ferraro, che in quel periodo era ospite dello stesso Laritonda, nell’abitazione di Domegge.



Il giovane arrivato da pochi giorni dalla Puglia è stato del tutto scagionato dal conterraneo: secondo Laritonda era all’oscuro di quello che sarebbe accaduto. Si è trovato per caso davanti al locale di via XX settembre al momento dell’imprevista esplosione: ecco perché è rimasto gravemente ferito, con rischio della vita.

Difesi da Massimiliano Paniz, Laritonda e Lauro hanno deciso di rispondere alle domande del giudice per le indagini Sgubbi, alla presenza del pubblico ministero titolare del fascicolo Sartorello. Entrambi hanno dato la loro versione dei fatti. Secondo la procura tutti e tre gli indagati sono stati sul luogo dell’incendio, che ha fatto scoppiare la pizzeria. E ora la procura non sembra credere a nessuno dei due, dopo che erano stati i carabinieri a cercare di smontare i rispettivi alibi. Fabio Laritonda ha detto di aver fatto tutto da solo, dopo che durante le indagini preliminari aveva garantito di essere stato a casa a dormire quella notte. Ieri ha detto di aver comprato la benzina che doveva servire a bruciare il locale gestito da Piccin e ha appiccato il fuoco a distanza con un petardo, facendo in tempo ad allontanarsi, prima dell’inattesa detonazione dovuta alla saturazione dei vapori del carburante. I guanti da lavoro impregnati di benzina e un passamontagna con il suo Dna sono stati ritrovati al parco Roccolo. Non è riuscito ad andarsene Ferraro, che invece è stato violentemente investito dall’onda d’urto. Secondo il reo confesso, il giovane pizzaiolo incensurato era all’esterno, mentre gli investigatori prima e gli inquirenti poi l’hanno collocato all’interno, attribuendogli l’incendio e il grave errore di valutazione nella quantità di benzina. Fin da subito è apparsa incredibile la versione dell’incontro galante con una certa Francesca conosciuta qualche ora prima, ma in realtà mai trovata dai carabinieri. Tra i primi a soccorrerlo anche Lauro, che è tornato in via XX settembre, a sentire lui dopo essersi allontanato per cercare degli altri clienti ed è stato immortalato anche da alcuni video dei passanti, oltre che dalla videosorveglianza. Tutti e due rimangono in carcere, almeno per ora.
 

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