Croda dei Toni: «C’è ancora pericolo» 

Auronzo. Check up dei gestori dei due rifugi per capire le condizioni dopo il crollo sulla Torre: «Vengono giù ancora sassi»

AURONZO . A quattro mesi di distanza dal crollo avvenuto sulla Torre Witzenmann nel gruppo della Croda dei Toni, una delegazione “auronzano-pusterese” composta da Giuseppe Monti e Alex Happacher, gestori rispettivamente dei rifugi Carducci e Comici, si sono recati sul posto per capire la reale portata dell’evento calamitoso ed al tempo stesso controllare di persona lo stato della ferrata Severino Casara, considerata una delle più belle, frequentate ed al tempo stesso impegnative dell’intero territorio dolomitico.

«La situazione è ancora molto instabile» fa sapere Giuseppe Monti, «a distanza di mesi continuano a venire giù sassi, non di grandi dimensioni ma comunque in grado di far male. Il pericolo è costante basti pensare che nell’ora in cui siamo rimasti in zona i distacchi sono avvenuti con una frequenza di 15, 20 minuti l’uno dall’altro».

Monti, il primo insieme ad Happacher a recarsi sul posto di persona dopo gli eventi di fine febbraio, prosegue nel racconto: «La quantità di materiale venuto giù dalla Witzenmann è impressionante. Parliamo di qualcosa come ottantamila metri cubi, forse anche più. Il materiale franato ha creato nell’area sottostante un enorme strato di ghiaione molto pesante al punto che i sassi che continuano a cadere rimbalzano su di esso. L’area è instabile e la sua frequentazione è da considerare molto pericolosa». A confermare la portata dell’evento è l’alpinista pusterese Alex Happacher, proprietario del rifugio Comici che conosce bene la devastante frana della Cima Uno datata ottobre 2007. «In quel caso vennero giù sessantamila metri cubi di ghiaia ma qui la portata è decisamente superiore e lo si vede ad occhio nudo».

Detto della frana, per la quale al momento c’è ben poco da fare vista anche la zona impervia in cui si trova, spazio alle condizioni in cui versa la ferrata della Croda dei Toni conosciuta anche con il nome di Severino Casara. «La ferrata non presenta alcun danno se non nell’ultimo cavo messo peraltro dal sottoscritto» racconta Monti, «il problema è che la frana non permette di chiudere l’anello attorno alla Croda dei Toni. Il versante sud è ostruito, per chi viene dal rifugio Carducci è possibile completare la ferrata ma poi non è possibile proseguire e si è costretti a tornare indietro. Chi invece arriva dal bivacco dei Toni è impossibilitato ad iniziare la ferrata perché irraggiungibile per un tratto di circa trenta metri. È in quei trenta metri di ghiaione che dovranno essere concentrate le attenzioni per capire come riportare tutto alla normalità». Per l’estate in corso sarà impossibile effettuare interventi nell’area alla luce della sua continua instabilità, «ma per l’estate 2018 vedremo di trovare la soluzione per ovviare al problema» fa sapere Monti che ha già individuato il tipo di intervento: «Servirà creare una protezione in quei trenta metri esposti alla caduta di sassi con l’ausilio di tavole in legno».
 

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