Polizia postale a rischio chiusura

BELLUNO. I tagli alle risorse per la sicurezza colpiscono anche Belluno. La Polizia postale è a rischio chiusura, una prospettiva che desta grande preoccupazione e che ha spinto la segreteria...

BELLUNO. I tagli alle risorse per la sicurezza colpiscono anche Belluno. La Polizia postale è a rischio chiusura, una prospettiva che desta grande preoccupazione e che ha spinto la segreteria provinciale del Sap, sindacato di Polizia ad appellarsi al sindaco Jacopo Massaro, al quale ieri è stata inviata una lettera.

«Fra tutte le forze dell’ordine mancano oggi circa 45 mila unità, di cui 18 mila nella sola Polizia di Stato», scrive il Sap. «Questa è la vera motivazione per cui da inizio anno, a livello nazionale, sono già stati chiusi 35 uffici di Polizia stradale e ferroviaria e ora si intende tagliare altri 54 uffici di Polizia postale e delle telecomunicazioni, di cui 4 (Belluno, Treviso, Vicenza e Rovigo) su 7 in Veneto, dove rimarrebbero aperte solo le sezioni di Padova e Verona, oltre al compartimento regionale di Venezia».

Per scongiurare la chiusura degli uffici di Belluno, che hanno sede in via Vittorio Veneto, il Sap chiede a Massaro «di volersi adoperare con tutti gli strumenti possibili» per il mantenimento del servizio, ricordando al primo cittadino che la sezione della Polizia postale ha sede nel capoluogo, «ma interessa tutto il territorio provinciale e suoi costi di gestione e sussistenza sono interamente sopportati da Poste Italiane».

«Le chiediamo di non mostrarsi “sordo” rispetto a questo ingiusto progetto, in primis verso i suoi cittadini», scrive il Sap al sindaco, «e di garantire “giustizia” verso questi ultimi, ottenendo - tramite il ministro dell’Interno o il capo della Polizia - che il presidio della Polizia postale di Belluno continui a esistere sul suo territorio». Anche perché, come spiegano dal Sindacato, si tratta dell’unico ufficio esistente, tra tutte le forze di Polizia della provincia, con competenze tecniche e mezzi necessari per contrastare tutti i reati compiuti tramite gli strumenti tecnologici «e titolato a svolgere tutte quelle attività di prevenzione e protezione della persona che è vittima di queste forme di criminalità».

E a giustificare la permanenza dell’ufficio di Belluno bastano i numeri dell’attività portata avanti. Un’attività che sta facendo fronte al costante aumento dei reati commessi tramite le nuove tecnologie. «Oltre 250 le denunce/querele presentate negli ultimi due anni alla Polizia postale, il cui attuale organico è ridotto a 9 unità (13 nel 2010)», fanno sapere dal Sap. «Quasi un centinaio le indagini sviluppate per truffe online; oltre 30 i fascicoli aperti per clonazione e utilizzo indebito di carte di credito e bancomat; 25 gli incontri informativi con studenti e associazioni». A questo si aggiungono la vigilanza degli uffici postali, le perquisizioni atte al recupero di telefoni cellulari rubati, la prevenzione delle truffe telefoniche e sul web. «È innegabile che un’eventuale chiusura rappresenterebbe di fatto, per i bellunesi, la perdita di quel presidio divenuto il primario punto di riferimento per i cosiddetti “reati informatici”», si legge ancora nella lettera inviata a Massaro, al quale il Sap fa presente un’altra questione: «Il progetto ministeriale “Nuova architettura della Polizia postale e delle telecomunicazioni” pare prevedere l’istituzione di una specifica e ridotta sezione all’interno della squadra mobile della Questura e al riguardo, per quanto concerne la realtà locale, rimane da capire dove troverebbe materialmente collocazione». (m.r.)

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