«No a questa centralina sul Piave» 

Ponte. Nuova delibera del Comune contro l’impianto della Reggelbergbau

PONTE NELLE ALPI. «Formuliamo nuovamente la ferma, irrevocabile e indiscutibile opposizione alla realizzazione dell’opera di sbarramento in Rione S. Caterina-località La Nà per lo sfruttamento idroelettrico, di cui al progetto presentato dalla ditta Reggelbergbau Srl».

Questo quanto si legge nella delibera di giunta predisposta dal Comune di Ponte nelle Alpi. Una delibera che porta la firma dell’assessore all’ambiente, Ezio Orzes, e che ribadisce ciò che è contenuto nelle osservazioni formulate dall’amministrazione in relazione all’avvio della procedura di assoggettabilità alla Via (Valutazione di impatto ambientale). Osservazioni che sono state inviate alla Reggelbergbau e alla Regione Veneto. Lo stesso hanno fatto i Comuni di Belluno e di Limana, per cui sempre la ditta di Nova Ponente ha presentato dei progetti per la realizzazione di centraline idroelettriche. Impianti che, in tutti e tre i casi, utilizzerebbero la tecnologia “rubber dam”, andando cioè a costruire delle vere e proprie dighe che vengono gonfiate dall’acqua stessa. A Ponte l’area che sarebbe interessata dallo sbarramento completo del fiume Piave è la forra in località Rione Santa Caterina. Nel progetto presentato dalla società altoatesina la “rubber-dam” misura un’altezza di 3,42 metri, su basamento in calcestruzzo armato lungo 42 metri e altezza soglia di circa 2,30 metri rispetto alla quota media del letto del Piave.

Numerose le criticità dell’impianto messe in evidenza nelle osservazioni del Comune: dall’incompatibilità ambientale e paesaggistica a quella urbanistica e idraulica. Senza dimenticare, come si legge nella delibera, che «l’intervento verrebbe realizzato a ridosso del centro storico di Ponte, nella zona sottostante il complesso denominato “Castello Bortoluzzi”. Beni che costituiscono un imprenscindibile elemento di valenza architettonica e paesaggistica per l’intera comunità. In particolare l’ottocentesco ponte che viene rappresentato anche nello stemma del Comune».

Ma la nuova opera di sbarramento andrebbe a determinare un invaso con estensione di 1,7 km verso monte, interessando i contesti naturali riconosciuti come “le grave del Piave”, che verrebbero totalmente modificati e cancellati dalla memoria. «L’impianto avrebbe un’elevazione dello specchio d’acqua generato di altezza di oltre 5,70 metri rispetto all’attuale quota del letto del Piave nella zona di sbarramento», fanno notare dal Comune, rilevando che il progetto della Reggelbergbau non valuta gli effetti a valle e a monte dell’invaso. In più, vi è la vicinanza all’attraversamento pedonale sul Piave della viabilità ciclo-pedonale e l’impianto idroelettrico creerebbe un deturpamento paesaggistico e un’alterazione del contesto naturale. L’area non è inoltre idonea per la sua fragilità di natura geologica. Insomma, un progetto che, ed è proprio il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti.

Martina Reolon

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