A palazzo Crepadona San Cristoforo veglia sulla cultura

Un mix antico e moderno caratterizza la biblioteca cittadina Ospitava una famiglia nobile e ricca estintasi nel 1814

BELLUNO. Vi abbiamo accompagnato in luoghi nascosti, come le officine Orzes, e svelato i segreti di opere sotto gli occhi di tutti, come il ponte della Vittoria. Mai, però, vi abbiamo portato alla scoperta di un ufficio. Non è però un comune luogo di lavoro: la sede della biblioteca comunale, che è il focus della puntata odierna di Belluno nascosta, è infatti a palazzo Crepadona, uno degli edifici più belli ed antichi della città. La guida turistica Marta Azzalini ne ha illustrato i segreti durante una “Cena in biblioteca”, evento serale organizzato proprio alla Crepadona e incentrato quest’anno sulle famiglie nobili della città. Un titolo di cui si fregia anche la famiglia Crepadoni, che vanta nel suo albero genealogico condottieri, notai ed ecclesiastici.

La famiglia si è estinta nel 1814, anno di morte di Giuseppe Crepadoni. Nel 1973 il palazzo è stato acquistato dal comune di Belluno che gli ha affidato la duplice funzione di biblioteca e sede espositiva. Un luogo aperto al pubblico, dunque, ma non per questo meno affascinante e ricco di tesori nascosti. Nel corso degli anni infatti la struttura, che ha un’impostazione cinquecentesca, ha subito numerosi cambiamenti e oggi vi si possono trovare affreschi risalenti al ’300 e insieme ad interventi moderni.

Da dieci anni l’antica corte interna al palazzo è coperta da una struttura progettata dall’architetto Mario Botta in occasione della mostra su Tiziano. Non è l’unico scotto che il palazzo deve pagare alla modernità. Rispetto al passato, infatti, è completamente cambiato il modo di muoversi all’interno della struttura. Un tempo l’ingresso si trovava in via dei tedeschi, l’attuale via Crepadoni. Una stradina stretta sui cui si affaccia il portone d’ingresso del palazzo da cui, grazie allo scalone d’onore, si accedeva al piano nobile. Diametralmente opposta la geografia moderna, che vede invece accogliere i visitatori che arrivano da via Ripa con una scala di gusto contemporaneo. L’atrio, che mischia antico e moderno, nasconde un indizio: palazzo Crepadona era famoso in città per la bellezza delle sue decorazioni e se ne ha prova nella fontana posizionata sulla parete esterna, sotto una finestra. Una fontana ovviamente secca ma che un tempo era in funzione. «L’iscrizione riporta la data del 13 settembre 1559 e probabilmente ricorda il momento in cui finì l’ampliamento del palazzo» spiega Marta Azzalini, «raffigura un personaggio con in testa ha dei capelli che sembrano foglie e potrebbe rappresentare un “green man”, una figura classica dell’architettura ornamentale, o, visto che siamo a Belluno, un “Om selvarech”».

Il piano nobile, dove oggi sono ospitate le sale di lettura, ha cambiato radicalmente volto rispetto al ’500. Una parete rimpicciolisce l’antico salone d’onore. Una volta attraversata la sala principale a colpire lo sguardo è la stanza del caminetto: il focolare è ornato da decorazioni del ’700 e anche qui compare la pietra di Castellavazzo, un leit motiv dell’architettura bellunese. Le due finestrelle al centro del camino sono state invece aggiunte di recente.

La bellezza delle sale di lettura di palazzo Crepadona è alla portata di ma grazie alle “Cene in biblioteca” abbiamo potuto apprezzarne anche un angolo nascosto, quello più antico che è stato adibito ad ufficio comunale. Gli indizi storici non mancano a partire dalla feritoia posizionata a pochi centimetri da una piccola porta, passando per un affresco che campeggia sulla parete. Risale al ’300 e raffigura San Cristoforo, patrono di viandanti e pellegrini. «Si trovava vicino alle vie d’acqua e di transito» continua la guida turistica, «e serviva a segnare la via». Ancora oggi, a sette secoli di distanza, accompagna i viaggi nei mondi vicini e lontani che i libri regalano senza spostarsi da Belluno.

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