Il Treno delle Dolomiti pronto in dieci anni

Zaia presenta il progetto con i due percorsi: «Useremo i treni a idrogeno». L’assessore De Berti: «Ora il confronto coi sindaci, sceglieremo il migliore»

BELLUNO. Il treno delle Dolomiti accelera. Sarà pronto fra 7-8 anni, 10 al più tardi. Parola di Luca Zaia, presidente del Veneto. E riuscirà a trasportare i turisti da Venezia a Cortina in 2 ore e 5 minuti. Parola di Gianmichele Gambato, presidente di “Sistemi territoriali”, la società incaricata dalla Regione a redigere lo studio. «Non sarà a trazione elettrica, ma probabilmente a idrogeno, come si sta sperimentando in Germania», e questa volta la parola è di Elisa De Berti, assessore alle infrastrutture.

Le due opzioni. Due percorsi, due progetti tra i quali scegliere quello migliore. Il diretto per la Val Boite costerà 710 milioni e coprirà il tragitto da Calalzo in 33 minuti. Per la Val d’Ansiei i costi lieviteranno a 745 milioni e il treno avrà una percorrenza di 40 minuti.

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Sindaci subito al lavoro. De Berti li consulterà nei prossini giorni, in modo che la Regione possa decidere entro l’anno per dove andare. Poi la gara per il progetto esecutivo e via ai lavori. «Sono certo che accelererà anche Bolzano», ha detto ieri Zaia al Genio Civile di Belluno. E se il treno dovrà collegarsi all’Europa, Zaia e De Berti non vedono di meglio che puntare su Bolzano, passando per la Val Gardena e la Val Badia. Fra nove anni, infatti, Bolzano sarà la stazione del tunnel del Brennero, con le Frecce europee.

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Tempi rapidi. Ieri, dunque, la Regione ha smentito se stessa sui tempi lunghi, i venti anni ipotizzati dallo stesso Zaia. «Per noi il Treno delle Dolomiti non è un sogno irrealizzabile, stiamo seriamente lavorando a questo progetto. Ci crediamo, anche in forza dell’intesa firmata con il Ministro delle infrastrutture, Delrio, e il presidente altoatesino Kompatscher, a febbraio del 2016. Da allora non siamo stati fermi e oggi consegniamo alle valutazioni del territorio due ipotesi progettuali di tracciato, affinché sia scelta quella ritenuta più vantaggiosa per l’intero Bellunese». A scanso di equivoci, Zaia si augura di «non trovare comitati contro la strada ferrata, perché il treno rappresenta il massimo della sostenibilità ambientale. Pare, in effetti, che quasi nessuno sia tentato di preferire l’autostrada al treno».


Spazio al confronto. «Quella di oggi è un’anteprima della presentazione che faremo ai sindaci, agli amministratori, alle associazioni di categoria, alle diverse rappresentanze del territorio bellunese», chiarisce l’assessore De Berti. «Mi metterò in ascolto delle loro proposte e delle loro valutazioni, attuando un confronto ampio e franco. Ma sia chiaro sin d’ora che dovranno essere superati i campanilismi, che nella scelta del tracciato dovrà prevalere l’interesse dell’intero territorio e della sua comunità e non quello di una singola località». De Berti ha già chiarito che non ascolterà sindaco per sindaco, ma tutti i pubblici amministratori insieme, affinché si facciano carico della responsabilità comune di una scelta. «Se non dovessimo avere intralci possiamo pensare ai cantieri alla volta di tre o quattro anni», azzarda Zaia. «Taglio del nastro, per un progetto così complicato e difficile, in 8-10 anni».



«Basta comitati». Tempi rapidissimi, dunque. A meno che non intervenga qualche referendum. «Referendum? Assolutamente no», risponde Zaia. «Noi non è che siamo i devastatori e gli altri hanno capito tutto. C’è un’opportunità, oggi si tratta di capire se la provincia di Belluno la vuol cogliere quest’opportunità oppure chiudiamo il dossier e finisce lì, ma poi basta lamentarsi. Non vorrei che qualcuno pensasse che questa opportunità ce la siamo inventata, perché ci divertiamo a perdere tempo con cantieri che poi non facciamo più». Né referendum né comitati, insiste il governatore. È il progressivo spopolamento della montagna a imporre i tempi stretti. «Lo dicono gli atti amministrativi della Regione che questo territorio non è abbandonato. Da queste parti dicevano che avremmo chiuso gli ospedali, ma non è vero, invece continuiamo ad investire. Da queste parti si parla di abbandono. Ma noi ci siamo. La verità è un’altra: i dati dicono che da questa provincia se ne vanno circa mille persone l’anno: o decidiamo di fare in modo che arrivino anche nuove infrastrutture, tipo il treno delle Dolomiti, che si investa nel turismo, che si porti l’autonomia, oppure finisce male».

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