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Sei cuccioli di lupo a caccia sulla dorsale del Nevegal

C’è una famigliola stanziale sul Colle. Dopo l’attacco alle pecore alle Ronce un’altra predazione nella notte fra giovedì e ieri in località Val Bruna: 5 uccise

di Alessia Forzin
2 minuti di lettura

BELLUNO. La Polizia provinciale ha una ragionevole certezza: ad aggredire e sbranare otto pecore in un recinto alle Ronce è stato un lupo. Che ha colpito anche nella notte fra giovedì e ieri: uno o più lupi hanno aggredito un gregge in località Val Bruna (Nevegal).



Sono di proprietà di Diego Gola. L’uomo era stato avvertito dell’attacco al gregge della famiglia Balcon e giovedì era venuto in Val Bruna, dove ha un appezzamento di terreno con rustico-ricovero attrezzi. Ha anche nove pecore di razza Safford, che tiene al pascolo per sfalcio naturale. L’uomo è uscito dalla casera alle 4 del mattino e le pecore erano tranquille. Alle 5.15 ha trovato cinque capi morti. Azzannati alla gola e dilaniati. Anche in questo caso le pecore erano in un recinto. La Polizia provinciale conferma: le modalità della predazione sono le medesime di quella avvenuta vicino all’agriturismo Le Ronce.

I lupi dimorano stabilmente nel Bellunese. Sulla dorsale del Nevegal vive una coppia, che si è riprodotta e ha sei cuccioli. La testimonianza è contenuta in un video, che proviene da una fonte attendibile (conferma la Polizia provinciale) e che gli agenti stanno analizzando con attenzione.

È probabile che le predazioni delle ultime due notti siano state fatte da più esemplari, alcuni molto giovani: non si spiegherebbe altrimenti l’aver ucciso complessivamente tredici capi, averne feriti altri tre alle Ronce, e non aver mangiato tutte le interiore delle pecore, una delle parti più succulente per gli animali selvatici. «È un classico della predazione da canidi separare le interiora e tenerle da parte per cibarsene in un secondo momento», spiega Oscar Da Rold, comandante della Polizia provinciale di Belluno. «In questo caso il lupo potrebbe aver ucciso alcuni capi solo perché li vedeva muoversi. Quando l’attacco viene compiuto da animali giovani, può capitare. Mentre il lupo adulto fa una predazione e consuma completamente il pasto perché mette in atto una strategia di caccia utile al suo sostentamento, i giovani, cui manca questa esperienza, non usano le risorse alimentari in modo corretto». I cuccioli starebbero imparando a cacciare insomma.

Le trentadue pecore dei Balcon erano in un recinto, in parte elettrificato, vicino all’agriturismo Le Ronce. «Il recinto aveva una sola fettuccia elettrificata, non è stata sufficiente per tenere lontano il predatore», continua Da Rold. « La Provincia ha in dotazione i recinti elettrificati con tre fettucce elettrificate, forniti dalla Regione, e sono in distribuzione alle aziende agricole sulla base di una scala di priorità». Vengono dati prima di tutto alle attività che si trovano nelle zone in cui è stata accertata la presenza dei lupi. Anzi, canidi, come tiene a sottolineare il comandante delle guardie provinciali: «Fino a quando non avremo i risultati delle analisi sui prelievi fatti non potremo dire con certezza che si sia trattato di lupo».

Giovedì alle Ronce è stato raccolto un campione di feci e gli agenti hanno fatto una serie di tamponi sui morsi alla gola delle pecore. I campioni saranno mandati all’Ispra e poi a un laboratorio negli Stati Uniti. Ma una prima verifica, accurata, fa pensare che la predazione alle Ronce sia stata fatta da uno o più lupi. Lo indicano i segni di morsi, per fare un esempio. E questo elemento, unito a quel video girato due settimane fa, che mostra sei cuccioli di lupo sul Nevegal, fa propendere per una conclusione che ai proprietari delle pecore appariva la più naturale: l’attacco è opera dei lupi.

Le analisi di laboratorio permetteranno anche di indicare la provenienza degli animali: «O sono giunti dalla Lessinia o dalla Slovenia», continua Da Rold. «Non sono stati importati, è una leggenda metropolitana». La Polizia provinciale sta operando anche «per ridurre l’attrito generato dalla convivenza fra uomo e lupo», conclude il comandante. «Capiamo perfettamente che per gli allevatori queste predazioni costituiscano un problema e li supportiamo nella fornitura dei recinti elettrificiati e nella compilazione dei moduli per richiedere l’indennizzo alla Regione».

Il lupo è pericoloso anche per l’uomo? «Non possiamo escludere in modo assoluto che un animale selvatico possa avere reazioni che non ci aspettiamo di fronte alle persone. Ma gli animali selvatici di fronte a un uomo fuggono, normalmente», conclude Da Rold. «È molto più rischioso avere a che fare con un cane inselvatichito, che dell’uomo non ha paura perché è abituato alla sua presenza. La presenza del lupo nel nostro territorio è molto importante: è una risorsa per la biodiversità».


 

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