Coltiva canapa, campo sequestrato

C’è un’indagine della Procura. Casa dei beni comuni: «Provocazione verso di noi»

LONGARONE. Messo sotto sequestro un campo di canapa industriale. Venerdì mattina un piccolo canapicoltore di Longarone si è visto arrivare a casa quattro carabinieri. Erano in borghese e avevano in mano un decreto di perquisizione domiciliare e personale. I militari sono intervenuti su mandato della Procura della Repubblica, che ha avviato un’indagine sulla base di una segnalazione anonima giunta il 2 agosto, all’1.45 della notte. Una persona ha notato un campo in cui veniva coltivata canapa, a Fortogna, ha ritenuto le piante sospette e ha fatto la segnalazione.

I carabinieri hanno fatto una verifica la notte stessa. Da questo fatto è partita l’indagine della Procura che ha portato alla perquisizione dell’abitazione del canapicoltore. Il reato che gli viene contestato è quello di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, punito dall’articolo 73 del codice penale. Il campo è stato messo sotto sequestro, la casa perquisita.


Il canapicoltore di Longarone fa parte di uno dei progetti avviati dall’associazione Casa dei beni comuni, Socialità contadina, che nasce per sviluppare un nuovo modello di agricoltura (sostenibile e non intensiva). All’interno di questa esperienza alcuni attivisti si sono avvicinati alla coltivazione della canapa industriale. La pianta ha livelli molto bassi di thc, il principio attivo che provoca lo sballo.

Per coltivare la canapa industriale si devono seguire alcune regole, perché c’è una normativa molto precisa in materia. Per esempio acquistare i semi da un fornitore certificato, tenere le fatture e i cartellini delle sementi. I coltivatori non producono marijuana, ma il campo di Fortogna ha insospettito qualcuno e la Procura ha avviato un’indagine.

Per l’associazione Casa dei beni comuni si tratta di una «provocazione nei confronti degli attivisti. Da alcuni anni in provincia di Belluno e non solo è ripresa la coltivazione di questa pianta, che faceva parte della tradizione del territorio e della quale sono state riscoperte le molteplici proprietà», scrive l’associazione attraverso il sito Bellunopiù.

«Si è attivato un movimento di valorizzazione sia teorica che pratica, che ha promosso coltivazioni da parte di grandi realtà e piccoli coltivatori. Fra queste, il progetto autofinanziato Socialità contadina, una realtà dal basso che condivide l’acquisto del seme e che, attraverso la divisione del sacco, permesso in zona montana, dà l’occasione anche a coltivatori con piccoli appezzamenti di sperimentare questa coltura. Quest’esperienza tende a valorizzare la biodiversità coltivata, ed è stata ampiamente comunicata, anche alle Forze dell’ordine. Ci sorprende pertanto come sia stato possibile immaginare che un campo di tali dimensioni (30x30 metri), visibile a bordo strada e coltivato anche con altre varietà, possa essere considerato un’illegalità manifesta».

Il campo rimarrà sotto sequestro fino a quando non saranno stato concluse le analisi sui campioni di piante, per verificare i valori di thc. Gli attivisti si sarebbero aspettati delle normali verifiche, come prevede la legge, non una perquisizione come quella avvenuta al canapicoltore. «Un atteggiamento demonizzante e inquisitorio, un comportamento pesante di cui rimangono tracce, nel campo recintato e sequestrato», scrive Bellunopiù.

Il rischio, commenta uno dei referenti del progetto Socialità contadina, Paolo Cacioppo, è che «la coltivazione della canapa venga demonizzata».

 

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