Italia Nostra attacca «Piazza Castello aiuola senza storia»

L’associazione critica la sistemazione del rudere «Così si è solo impoverita l’offerta turistica della città»

BELLUNO. «Con questa sistemazione si è perso di vista il significato originario del giardino e della piazza. Il tutto con le migliori intenzioni? “Proprio con le migliori intenzioni si possono fare le cose peggiori”, come diceva Oscar Wilde. Al di là della facile ironia, resta l’amaro per la perdita di un pezzo di storia della nostra città. Purtroppo non esistono ancora vincoli a tutela delle opere di Alberto Alpago Novello, ma come associazione vigileremo affinché non vengano stravolti anche il giardino di piazza dei Martiri e quello della stazione».

La posizione della sezione di Belluno di Italia Nostra è molto chiara: gli interventi eseguiti di recente nel giardino storico di piazza Castello, vicino ai ruderi, lo hanno trasformato in un’«aiuola insignificante». E l’associazione non ci sta. «I lavori sono frutto di cofinanziamento pubblico, di Regione Veneto e Unione Montana, mentre il progetto è stato elaborato da quest’ultima, da Comune di Belluno e Soprintendenza, che avrebbero dovuto tener presente le norme ministeriali emanate a tutela dei giardini storici», sottolinea Italia Nostra, che ripercorre la storia dei giardini pubblici realizzati tra il 1920 e il 1940 su progetto dell’architetto bellunese Alpago Novello, oltre che per la stazione e piazza dei Martiri, anche per piazza Castello, «questi ultimi corollario del Palazzo delle Poste – ideato dallo stesso architetto – in armonia con l’intero spazio della piazza stessa».

«Dalla documentazione conservata sappiamo con certezza che Alpago Novello studiò in modo approfondito la configurazione antica dell’area per il Palazzo delle Poste», continuano, «e che volle mantenere il ricordo dei principali edifici preesistenti, progettando e elaborando la sistemazione dell’area in questo modo: nella parte più alta della piazza lo sbocco di via Cipro sino alla fontana cinquecentesca contornata da sofore e una parte più bassa accessibile da una scenografica scalinata semicircolare che ricorda l’accesso all’antica chiesa di S. Giuliana in Castello. Lo spazio del giardino fu linearmente organizzato con quattro verdi aiuole contornate da bassa siepe e panchine in pietra viva, ombreggiate da piante. All’interno della maggiore delle aiuole trionfano alcuni ruderi a ricordo dell’antico Castello, come ricordato dalla lapide apposta nel lontano 1936».

Da Italia Nostra ricordano poi che lo Stato italiano, emanando la “Carta italiana dei giardini storici”, ha inteso tutelare in modo particolare questi ultimi, «che del resto godono di attenzione normativa anche nell’ambito del Piano regolatore della città in vigore». «Ora, a seguito di recenti lavori di riordino urbano, la piazza appare privata del giardino principale con le sue aiuole originali», tengono a sottolineare, «in luogo delle quali vi è un unico spazio terroso a contorno dei ruderi, sui quali è stata mantenuta la lapide del 1936, ripulita, ma priva di alcune lettere cadute nel corso del tempo e non reintegrate». «A memoria di tale lavoro, scesa la gradinata, è stata apposta una targa in plexiglass “ad perpetuam rei memoriam”», proseguono, «in cui i termini sono impiegati in modo a dir poco sovrabbondante. Nel complesso si direbbe raggiunta l’apoteosi del vuoto delle parole, specie in considerazione dei lavori che illustra».

Insomma, secondo Italia Nostra i lavori effettuati hanno fatto perdere al sito gran parte del suo fascino. «Con il tempo gli alberi sono cresciuti, estendendo le radici al di là dei vialetti e ostacolando il passeggio delle persone. Un intervento si doveva effettuare, nessuno lo nega», dicono ancora. «Lodevolmente si è anche colta l’occasione per sondare il sottosuolo, laddove si sapeva esservi materiale d’interesse archeologico. Ma l’opera, così come è stata eseguita, ha impoverito l’offerta turistica della città».

Martina Reolon

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