Il rinnovo dopo il referendum al via trattative per il “listone”

BELLUNO. Pronti alle dimissioni. Dopo il referendum del 22 ottobre i consiglieri provinciali in carica (per lo meno quelli di maggioranza) rimetteranno il loro incarico. Il consiglio va rinnovato in...

BELLUNO. Pronti alle dimissioni. Dopo il referendum del 22 ottobre i consiglieri provinciali in carica (per lo meno quelli di maggioranza) rimetteranno il loro incarico. Il consiglio va rinnovato in base a quel patto che avevano siglato i sindaci l’anno scorso, quando si scelsero i nomi per il “listone” istituzionale Allora si era deciso che il consiglio, eletto l’8 gennaio 2017, sarebbe rimasto in carica fino alle elezioni amministrative di giugno, visto che andavano al voto i maggiori Comuni della provincia (Belluno, Feltre, Cortina). Ma nel frattempo a Palazzo Piloni si era deciso di indire un referendum per l’autonomia della provincia, e lo Statuto prevede che il consiglio che ha votato per organizzarlo deve essere anche quello che lo porta a compimento. Quindi fino al 22 ottobre nulla cambierà. Poi sì.

In maggioranza ne hanno già discusso, «e tutti sono disponibili a rimettere il loro mandato», ha ricordato il presidente Roberto Padrin all’assemblea dei sindaci, riunita ieri. In sala c’erano appena la metà degli amministratori bellunesi. Maggioranza e minoranza, in realtà, non sono previste dalla legge Delrio. Sono state definite dalla prima presidente dell’ente di area vasta, Daniela Larese Filon, che ha voluto vicini (in maggioranza e con l’affidamento di deleghe) i consiglieri eletti nel listone.

Ad oggi in maggioranza ci sono sei amministratori: Massaro, Bogana, Svaluto Ferro, Trinceri, Tormen e Vendramini. In minoranza Renata Dal Farra e Ivan Minella. I consiglieri erano dieci, due hanno dovuto abbandonare l’incarico dopo le elezioni di giugno. Anche per riportarlo a pieno regime si è deciso di rinnovare il consiglio.

La partita che si apre adesso è delicata. L’idea è di fare nuovamente un listone istituzionale, di supporto al presidente. «Dovrà essere rappresentativo del territorio e delle sue componenti politiche», ha spiegato Padrin. Equilibrio sarà la parola d’ordine, e trovarlo non sarà semplice. A cercarlo sarà un gruppo di lavoro (un tempo erano stati definiti “i saggi”), composto da due amministratori per vallata più i sindaci di Feltre e Belluno. Considerando le frizioni che si sono create per l’elezione del presidente, gli stracci che sono volati a mezzo stampa, e non solo, per giorni e le prese di posizione che hanno frantumato una provincia già non brillante in quanto a unità, bilanciare tutte le componenti rischia di trasformarsi in un’impresa titanica.

«E siamo sicuri siano tutti d’accordo, gli amministratori di questa provincia, a rinnovare il consiglio?», ha ricordato Renata Dal Farra. «Il consiglio è composto solo da otto persone, ma basterebbe farle lavorare tutte, e non solo sei, per gestire meglio la situazione». Se i consiglieri di maggioranza si dimetteranno dopo il referendum, le elezioni si svolgeranno a gennaio. (a.f.)

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