Zaia: «Partita Sappada, sarà la diaspora»

Il governatore del Veneto si complimenta con Padrin per la nuova ricerca di dialogo avviata con la Regione

SAPPADA. «Faccio i complimenti al presidente Padrin».

Addirittura, presidente Zaia?


«Padrin non ha nulla da spartire con me politicamente, ma sta inaugurando un nuovo corso, quello del dialogo e non del conflitto. E proprio questo voglio sottolineare».

Siamo all’indomani delle esternazioni di Roberto Padrin, presidente della Provincia, sul distacco di Sappada dal Veneto e sul voto della Camera il 24 ottobre. Incontriamo Zaia a Sernaglia, per un’inaugurazione.

«Un presidente di Provincia che si rispetti dice le cose che dice lui».

Quindi, anche lei che ha sempre detto di rispettare il voto referendario di Sappada si augura che l’ultimo (per distanza) comune del Veneto resti in Regione?

«Ha ragione Padrin, nel senso che andata via Sappada ci sarà un nuovo comune, che confinerà con il Friuli Venezia Giulia, a mettersi in fuga. E sarà, dunque, una diaspora. Diaspora dettata dalla ricerca naturale di autonomia. Infatti i comuni veneti di confine chiedono di passare chi in Friuli, chi in Trentino, chi in Alto Adige, nessuno in Lombardia o in Emilia-Romagna».

Questi comuni, pressati dalle condizioni dell’autonomia e della specialità, dicono di soccombere se restano in Veneto.

«La vera risposta è portare l’autonomia a tutti i 575 comuni del Veneto».

Tutti alla pari? Lei capirà che vivere e operare sulle terre alte costa di più che in pianura.

«Certo, bisogna partire dal riconoscere specificità ed autonomia ad un territorio tutto montano come quello della Provincia di Belluno».

La diaspora verso il Trentino Alto Adige è stata sospesa, se non addirittura stoppata, grazie al Fondo per i Comuni di Confine. Un’esperienza, a quanto pare, irripetibile sul confine orientale. Il Friuli Venezia Giulia non è disponibile.

«Eppure poteva essere una soluzione. Bisogna anche riconoscere, per la verità, che l’autonomia friulana non è quella di Trento e Bolzano».

Lei sostiene che Veneto e Belluno debbono diventare autonomi come Trento e Bolzano.

«Appunto. Non siamo certo noi ad essere contro le autonomie, vogliamo essere autonomi come loro».

Zaia su Sappada: «La soluzione è l'autonomia»



A Sappada accade che taluni di coloro che avevano votato sì al referendum per il distacco dal Veneto, nel 2008, oggi, alla vigilia del possibile trasloco, quasi si pentono di averlo fatto.

«La Regione capisce l’ansia e i problemi di Sappada e degli altri comuni di confine. Ho letto indagini che riferiscono di veneti che sarebbero ben felici di restare in questa Regione se fosse autonoma. Con l’autonomia di Trento e Bolzano potremmo fare grandi cose».

In questi giorni, a Sappada, si spiega che il referendum della Provincia è sostanzialmente dello stesso respiro “divisivo” di quello del 2008.

«Nella Provincia che va alle urne non vedo nulla di divisivo o di contrapposizione. Ha ragione Padrin quando afferma: “questo referendum non lo facciamo contro la Regione”. Io lo considero come un’occasione per ribadire il concetto dell’autonomia. Mi sentirete sempre ricordare che la casa dell’autonomia è davvero grande. Se Roma avesse fatto con noi quello che noi facciamo con Belluno, oggi, in occasione del referendum del 22 ottobre, ci farebbero risparmiare 14 milioni di euro con l’Election Day. È scandaloso quello che è accaduto. Ed è ancora più scandaloso che alcuni esponenti del Governo vadano a lamentarsi delle spese del referendum del Veneto, sapendo loro stessi che non hanno sostenuto l’Election Day».

Il presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, ha detto che i referendum sono sacrosanti. «Lo ringrazio. Del resto un autonomista non può lavorare contro l’autonomia degli altri».
 

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