Dai Crodaioli un nuovo brano dedicato alla Madonna mutilata

LONGARONE . Bepi De Marzi e i suoi Crodaioli omaggiano la comunità longaronese. Il celebre compositore vicentino, che ha fatto la storia delle corali di montagna, ha infatti regalato un apprezzato...

LONGARONE . Bepi De Marzi e i suoi Crodaioli omaggiano la comunità longaronese. Il celebre compositore vicentino, che ha fatto la storia delle corali di montagna, ha infatti regalato un apprezzato concerto e anche un nuovo brano dedicato alla Madonna del Vajont.

Durante la serata “Il coraggio di sperare”, realizzata grazie a Comune e Fondazione Vajont, i Crodaioli hanno dato sfogo alla loro bravura in una chiesa gremita. «La prima volta che sono entrato in questa chiesa – racconta De Marzi - vedendo la statua della vostra Madonna mutilata senza mani mi è subito venuta l’ispirazione per un brano. L’ho tenuto per anni nel cassetto quando il vostro parroco don Gabriele Bernardi mi ha chiesto di dedicare una canzone a Maria da cantare nelle liturgie. Ecco quindi che vi porto “Maria della speranza” che spero diventi patrimonio della vostra comunità che ha sofferto tanto. Perché dopo le lacrime arriva il tempo della speranza».

Il concerto ha spaziato con un repertorio che ha toccato vari temi cari a De Marzi e perfettamente inseriti nel contesto del ricordo del Vajont come lo spopolamento della montagna, l’amore per le Dolomiti, l’Olocausto, la perdita della propria casa e anche l’attualità dove non sono mancate le sue sferzanti riflessioni.

«Noi non abbiamo mai imparato a fare l’inchino – ha detto De Marzi - ma a Roma tutti lo sanno fare. Bisogna liberare i bambini dalle case e portarli fuori come una volta così che imparino a giocare. L’Italia accoglie tanti migranti e l’Europa finge di partecipare. Qualcuno tenta di mandare indietro questa gente in cerca di pane e sorrisi».

Il tema dell’immigrazione è stato spunto per uno degli ultimi brani composti ovvero “i bambini del mare”. «Bepi e i Crodaioli – ha commentato il sindaco Padrin - ci hanno regalato qualcosa che attendevamo da anni. Loro sono andati in tutto il mondo ma non erano mai venuti qui. Grazie per questa lezione di rinascita e ricostruzione che onora la forza di volontà dimostrata in particolare dai nostri superstiti».

Si è anche esibito il nuovo quartetto femminile Kantas con sede a Codissago e diretto da Anna D’Incà, figlia del mastro Gianni che ha creato il coro di Codissago. Le loro voci si sono uniti anche nel finale nella maestosa chiusura con la celeberrima “Signore delle cime” che ha fatto emozionare tutta la chiesa. (e.d.c.)

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