Tassa di soggiorno ovunque per pagare il personale alla Dmo

È l’ipotesi che l’ente proporrà ai Comuni per realizzare una struttura operativa che sostituisca il Consorzio

BELLUNO. Istituire la tassa di soggiorno in tutti i comuni e destinarla alla creazione di una struttura operativa interna alla Dmo. Si preannuncia un inverno difficile per l’organizzazione turistica bellunese, che ormai non può più contare sul Consorzio Dolomiti, in crisi da oltre un anno. Il Consorzio non ha più le risorse per la gestione operativa del turismo, non accede ai fondi regionali e quindi non è in grado di pagare le professionalità necessarie.

La Regione ha comunicato che eventuali risorse destinate al turismo verrebbero destinate alla Dmo (Destination management organization), ma per ora gli unici soldi ad essa garantiti sono 30 mila euro divisi in tre anni e non ancora arrivati. Dunque è necessario trovare una strategia alternativa e la Dmo ha affrontato il problema nella riunione interna dei giorni scorsi, come spiega la presidente Daniela Larese Filon.

«Non ne abbiamo ancora dato comunicazione ai Comuni, perché stiamo aspettando una informativa scritta dal Consorzio Dolomiti, ma è ormai chiaro che le loro difficoltà non sono superabili. La Dmo è perfettamente cosciente che serve una struttura operativa, fatta di professionisti del settore, ma vanno pagati e con i Fondi di confine non è possibile pagare il personale. Per questo motivo è necessario che i soci della Dmo, ma anche i Comuni che ancora non ne fanno parte, contribuiscano», dice chiaramente la presidente. «Noi crediamo che se tutti i Comuni bellunesi decideranno di applicare la tassa di soggiorno e se tutti i soci privati contribuiranno possiamo farcela».

La somma necessaria, tuttavia, non sarà contenuta: servono almeno tre persone compreso un direttore e un professionista che segua i mercati. Inoltre solo i 15 Comuni che superano le 75 mila presenze annue sono soci della Dmo e la tassa di soggiorno è già stata introdotta quasi ovunque, proprio per far fronte alle maggiori spese che vengono sostenute da ogni località per l’accoglienza dei turisti. «Il problema non è tecnico ma politico», dice la presidente. «Lo statuto si può modificare e i Comuni che non sono soci possono stipulare delle convenzioni con la Dmo per la gestione turistica. Nel bellunese ci sono tante situazioni diverse e io credo che si possano trovare soluzioni che vadano bene per tutti, ma bisogna crederci e tutti devono dare il loro contributo. Se vogliamo fare turismo dobbiamo investire in maniera convinta e avere una visione imprenditoriale, che finora forse è mancata».

Insomma, nei prossimi giorni la questione verrà posta ufficialmente: «Dobbiamo discuterne insieme», prosegue Larese Filon, «Dmo, Comuni e associazioni di categoria per capire cosa intendono fare per mettere in piedi una struttura operativa. Se vogliamo gestire il turismo in provincia di Belluno, non solo dal punto di vista del marketing territoriale, servono professionalità, non c’è alternativa, perché il Consorzio Dolomiti non può più garantire l’operatività».

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