Vittime del Vajont, i dati aggiornati a 54 anni dal disastro

Due anni di lavoro sui documenti e sulle testimonianze. Il fotografo Fighera ha donato centinaia di immagini inedite

LONGARONE . Nuovi tasselli della storia del Vajont riemergono con la riedizione dell’elenco delle vittime e con la donazione di decine di foto d’epoca inedite.

Durante una serata organizzata dall’associazione “Vajont, il futuro della memoria” è stato in primis presentato l’aggiornamento dell’elenco redatto nel 1964 dalla Poa, ovvero Pontificia Opera di Assistenza diocesana di Belluno, realtà che si era adoperata negli aiuti ai superstiti e nella catalogazione delle salme.


«Dopo due anni di lavoro – spiega il presidente del sodalizio Renato Migotti– con un percorso che è iniziato già più un decennio fa su spinta di don Renzo Marinello abbiamo finalmente realizzato l’obiettivo di aggiornare il vecchio testo che aveva alcune imprecisioni ed era introvabile. La Poa ( “antenata” dell’odierna Caritas, ndr) con i suoi volontari coordinati dal Vescovado bellunese ha dato assistenza e conforto alla popolazione, proponendo e gestendo le raccolte fondi che arrivavano da tutta Italia e non solo e fornendo di beni di necessità, oltre che aiutare nel difficile e delicato compito di riconoscimento delle salme in Prefettura. È stato un grande lavoro quello che abbiamo fatto coinvolgendo molti superstiti con la supervisione di Gianni Olivier e l’informatizzazione a cura di Donato D’Incà».

Tra i dati toccati e significativi che emergono ci sono 775 famiglie in cui sono suddivise le 1910 vittime, 21 le madri che erano incinte, 65 gli orfani di entrambi i genitori e 162 le persone rimaste senza un coniuge. Ospite speciale il fotoreporter Sergio Fighera di Biella che fu tra i primi a venire a Longarone dopo il 9 ottobre e tra i primi a promuovere in Italia una raccolta fondi e aiuti. Fighera ora ha 85 anni ed è tornato a Longarone per la prima volta dopo quei giorni, donando al museo della Pro Loco centinaia di foto inedite e anche la sua macchina fotografica dall’epoca.

«Appena ho sentito della tragedia via radio – ha raccontato – mi sono detto che dovevo andare subito sul Vajont. Ho visto la distesa bianca, tanti volontariati e superstiti seduti sui detriti che piangevano in silenzio. Ho promosso subito una raccolta fondi a cui ha partecipato tutta la popolazione del biellese dopo l’uscita dei primi articoli con le mie foto. Qualche giorno dopo sono ripartito consegnando soldi e altri beni come vestiti. In totale abbiamo raccolto oltre 7 milioni di lire: eravamo i primi in assoluto a portare direttamente risorse alla popolazione del Vajont».
 

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