Il Comune saluta “Auronzo d’Inverno”

Strappo insanabile: «Non ci candideremo per il cda. I contributi? Decideremo di volta in volta»

AURONZO. L’amministrazione di Auronzo chiude le porte ad Auronzo d’Inverno, sancendo di fatto lo strappo definitivo. Il post assemblea dei soci non ha prodotto, dunque, gli esiti sperati, tutt’altro. Il tanto auspicato riavvicinamento tra le parti non c’è stato e soprattutto non ci sarà, stando almeno a quanto emerge dalla nota redatta ieri dal sindaco Tatiana Pais Becher e il consigliere Walter Antoniol. Parole che non lasciano adito a interpretazioni e che gettano ulteriore benzina sul fuoco in una vicenda che si presenta a dir poco ingarbugliata.

«L’assemblea di Auronzo d’Inverno di venerdì scorso sembrava organizzata dai delusi dei risultati delle elezioni comunali piuttosto che un incontro dei soci per dialogare del futuro della società che gestisce il comprensorio di Col Agudo», si legge nella nota che prosegue con una contestazione mossa ai dati presentati in aula che parlavano di un bilancio chiuso in attivo: «L’amministrazione non ha mai avuto l’intenzione di sfiduciare il cda di Auronzo d’Inverno, tanto che la giunta aveva intrapreso già a settembre la strada del dialogo e del confronto. Ma invece di dare vita a un confronto costruttivo, durante l’assemblea si è cercato di esautorare l’amministrazione da un legittimo controllo della società in modo subdolo, mediante l’utilizzo di slide strumentali. Il cda di Auronzo d’Inverno ha sbandierato un attivo, contabilmente corretto, senza però prendere in considerazione gli oneri di cui il Comune si è fatto carico, con contributi e minori costi delle concessioni, ammontanti nel 2016 a circa 300 mila euro, senza i quali il risultato di esercizio sarebbe ben diverso e più simile a quello di cinque anni fa».

I due amministratori incalzano: «Noi chiedevamo un doveroso rimpasto, atto a garantire una continuità gestionale e una maggiore sostenibilità economica della società, con alcune proposte innovative di investimento. Nel corso dell’assemblea è stato rimproverato al Comune di possedere solo il 21% delle quote e di non avere i numeri per esercitare un controllo, nonostante il Comune sia proprietario della seggiovia quadriposto e del fun bob, vanti crediti per 520 mila euro e abbia garantito un patronage di 1,4 milioni di euro».

Dalle parole ai fatti il passo è breve con le conclusioni che sanciscono lo strappo definitivo tra le parti: «Alla luce di quanto suddetto e del fatto che i membri dell’attuale cda non abbiano fatto nulla per mediare le contrapposte esigenze, fomentando buona parte dei soci contro l’amministrazione anche con toni e comportamenti offensivi, riteniamo che non vi siano le condizioni per un attuale coinvolgimento nella società Auronzo d’Inverno. Nessun membro dell’amministrazione parteciperà, pertanto, alla prossima assemblea o si candiderà per essere eletto nel nuovo cda. L’impegno economico nei confronti di Auronzo d’Inverno verrà valutato di volta in volta, a seconda dell’opportunità e della sostenibilità delle proposte».

Gianluca De Rosa

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